Enzo Caruso: “Pace, per questa povera città”

"BISOGNA LAVORARE, PER SCEGLIERE IL MEGLIO"

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Il professore (non universitario ma di quelli che si fanno le ossa ogni giorno fra i banchi dei licei e degli istituti tecnici) Enzo Caruso, grande conoscitore della storia di Messina ed esponente della società civile, ha vergato questa lettera che noi di “Messina Magazine” divulghiamo.

In essa, Caruso scrive: “non ho mai capito quei pacifisti che, in nome dei propri diritti e delle proprie idee, prendono a pietrate la polizia. E neanche i black bloc per i quali ogni incontro internazionale è buono per far sentire la propria voce distruggendo quartieri e città. Non capisco neanche come, una città retta da un sindaco esponente del Movimento Pacifista e Non Violento, sia diventata in cinque anni una città divisa fra alti e bassi, brutti e belli, colti ed ignoranti, amici o nemici di Principato, puliti o sporchi, in giacche e cravatte o con magliette e jeans”.

“Ho riletto Gandhi nel momento in cui decise di intraprendere una guerra pacifica contro l’Inghilterra, per l’indipendenza dell’India. Fu interpretato male dai suoi seguaci e lui li MINACCIO’ che avrebbe iniziato uno SCIOPERO DELLA FAME per fermare le violenze della sua gente che invece sperava e voleva una rivoluzione armata”.

“E ho riletto il Vangelo. Tutti credevano in un Re Salvatore che avrebbe liberato Israele con la spada, non in un Re pacifico. E così Gesù, al momento dell’arresto nell’orto di Getsemani, quando Pietro cercò di difenderlo con la spada, tagliando un orecchio al soldato romano, lo richiamò a riporre la spada perché non era -per la spada- che era venuto nel mondo. E’ molto facile fraintendere l’insegnamento del Maestro; e molti facinorosi, interpretando male i suoi insegnamenti, il suo esempio, travalicano e -scasano-“.

“Ricordo una inaugurazione della Fiera di Messina a cui partecipò un Ministro. Renato era là, come sempre. Tutti aspettavano prima o poi il suo ormai consueto intervento di protesta. E puntuale arrivò. Solo che Renato sa per esperienza gestire l’autocontrollo, conosce bene il limite da non oltrepassare per non scadere in spiacevoli conseguenze; ma chi lo seguiva no. Un ragazzo cominciò ad inveire, esagerando, e la DIGOS se lo portò via”.

“E quando Renato manifestò il suo pensiero, il 4 novembre, con l’esposizione della bandiera della Pace, un facinoroso, credendo di appoggiare Renato, insultò con un post i carabinieri, definendoli -quattro pupazzi con le stellette-. Penso che un buon Maestro, come Gandhi, come Gesù, abbia la grande responsabilità e il difficile compito di EDUCARE i propri discepoli”.

“Bene, io non capisco come puoi dire -io sto con Renato- se poi non segui il suo esempio. Se Renato predica la Pace, tu che lo segui non puoi essere violento, verbalmente violento, e usare la lingua come una spada. E non puoi usare fb come piazza, ma devi scendere in piazza, guardare negli occhi la gente e ascoltare, dialogare, trovare punti di intersezione, costruire ponti e abbattere muri, parlar bene degli altri e testimoniare la Pace con il tuo esempio, con la tua parola, con la tua azione”.

“Ricordo le trasmissione di Mino Licordari nelle quali bacchettava il politico di turno, il sindaco o l’assessore di destra o di sinistra. Ce n’era per tutti, ma sempre con lo spirito di correggere, migliorare in modo costruttivo. Lui dava voce al popolo, ma lo faceva con garbo, educazione e anche fermezza (quante volte si è incazzato a nome della gente!)”.

“In questi ultimi anni tutto è cambiato. Basta un’azione di Renato, giusta o sbagliata che sia, per animare la piazza virtuale di fb con -leoni da tastiera-, -allenatori della Nazionale-, -Opinionisti della domenica- e -pacifisti guerrafondai-. Commenti violenti, parole scurrili, insulti gratuiti..! E Renato che fa? Tace”.

“E’ questo che gli ho già rimproverato. Il suo silenzio, come se non si sentisse responsabile della violenza verbale del singolo. E invece io mi aspetterei una sua MINACCIA di -sciopero della fame-, una sua -salita sul Pilone- in nome della PACE tra i messinesi, in nome di un’identità e di unità di un popolo, custode di tanta bellezza, ma pronto ad azzannare i propri simili, tutti messinesi”.

“Il grande demerito che, nello spirito di -correzione fraterna- mi sento di imputargli, è quello di non essere riuscito in quasi cinque anni del suo mandato, a convogliare la fisiologica aggressività di un popolo in stato di crisi, in una pacifica rivolta comune, orientata all’ottenimento da parte dei governi regionali e nazionali dei diritti negati a questa città; avrei voluto vederlo con la fascia di sindaco, in testa alla sua gente, a protestare col suo stile, sulla terrazza di Palazzo d’Orleans o davanti a Montecitorio, senza giacca, a piedi scalzi, con l’intento di attirare l’attenzione dei media, ma solo ed esclusivamente per Messina e suoi problemi”.

“E così, Messina, attende, attende sempre, colui che -la salverà-; aspettando il nuovo Re, come sempre, passando da una -dominazione- all’altra, inneggiando al -nuovo- e rivoltandosi contro quello seduto sul trono. Viviamo una dura crisi, non solo economica, ma soprattutto di valori”.

“E nel mio ruolo di insegnante-educatore, insieme a tutti i miei colleghi di ogni ordine e grado, lavoriamo duro per formare coscienze, carattere e speranze nelle giovani generazioni. Lavoriamo per educarli alla tolleranza, all’attenzione all’altro e al bene comune, e ci dispiace se poi questa nostra piccola città vanifichi ogni cosa. Perché i ragazzi hanno bisogno di modelli adulti positivi che sanno offrire orizzonti e nuovi occhiali per leggere le cose. Basta con la violenza dei social, dei format televisivi”.

“Impegniamoci a lavorare per un modello di pace autentico, per una rivoluzione culturale fatta di ascolto e comprensione di idee, anche se non condivise. Io sono alla ricerca di quello che verrà, che non per forza deve essere -come quelli che c’erano prima-; magari un nuovo Federico II, capace come fece lui di attorniarsi di una Corte illuminata e di eccellenze, e di rimettere Messina e la Sicilia al centro del Mediterraneo”.

“Bisogna lavorare per scegliere il meglio. L’esperienza ce la siamo fatta”.

“L’unico pericolo della crisi è la tragedia che può conseguire al non voler lottare per superarla… (Albert Einstein)”.

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