L’omicidio di Laura Pirri, la descrizione dei fatti avvenuti il 7 marzo scorso a Rosolini [Video]

QUANDO UN AMORE, DIVENTA CRIMINALE

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Non aveva alcuna colpa Laura Pirri 31 anni, la donna che come ricostruito magistralmente dalle forze dell’ordine è stata barbaramente uccisa dal compagno 36enne Sebastiano Iemmolo, il 7 marzo scorso in presenza del loro figlio di dieci anni.

Nelle prime ore di ieri mattina, gli agenti del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Pachino dopo una indagine affidatagli per delega dalla Procura della Repubblica di Siracusa, hanno eseguito un provvedimento di misura cautelare in carcere a carico dello Iemmolo, ritenuto responsabile dei reati di maltrattamenti in famiglia nei confronti di un minore, incendio, femminicidio e calunnia.

Il giudice per le indagini preliminari (dottor Michele Consiglio) del Tribunale di Siracusa, ha emesso l’ordinanza di arresto conformandosi alla richiesta pervenutagli dalla locale Procura ordinaria, sulla scorta dei gravi indizi trovati e riscontrati in relazione ai delitti commessi nei riguardi di Laura Pirri e del figlio minore.

Si è trattato cioè di: “lesioni aggravate, omicidio dettato da futili motivi azione agita con crudeltà nell’ambito di un evento reso ancor più grave per il fatto che i due fossero conviventi”.

Laura, morì dopo 18 giorni di agonia il 25 marzo 2017 all’ospedale Civico di Palermo (dopo esservi stata trasferita), per i postumi delle bruciature conseguenti al fatto che il convivente la cosparse di liquido infiammabile dandole fuoco con un fornellino. Sul corpo, aveva lesioni estese per il 40%. Tutto, si verificò al culmine dell’ennesimo litigio, la Pirri si rifiutò di dare 20,00 euro a Iemmolo.

All’arrivo dei vigili del Fuoco prima e dei poliziotti dopo, l’arrestato disse che la vittima si bruciò a seguito dell’esplosione della bombola del fornello da campeggio, una versione che lui chiese di sostenere anche al bambino, che invece alla nonna materna (prontamente giunta sul luogo del delitto per prestare soccorso alla figlia) disse: “papà, ha bruciato la mamma”.

Vengono contestati anche i delitti di incendio e calunnia, in quanto l’uomo appiccò il fuoco alla vettura (una Fiat 500) di un vicino di casa, denunciando il caso ai carabinieri di Rosolini, dando la colpa allo stesso vicino, pur conoscendone la sua innocenza. Ipotizzato inoltre, il reato di lesioni personali aggravate dall’induzione verso Laura Pirri a dichiarare falsamente di essere incinta.

Gli investigatori, hanno potuto indagare ed aprire il relativo fascicolo penale, grazie alla denuncia presentata dai familiari della donna, mai convinti che l’episodio che condusse alla morte della loro congiunta avesse natura accidentale, ma precise responsabilità.

Le indagini della Polizia di Stato, sono state caratterizzate da una estrema delicatezza legata a plurimi fatti, ossia che: “l’attività è partita nell’immediatezza della circostanza omicidiaria, il bimbo era sulla scena del crimine ed a Rosolini in tanti avevano paura delle ritorsioni dello Iemmolo noto in paese per i suoi precedenti penali, aduso a risolvere con la forza le proprie controversie di qualsiasi genere”.

Le conclusioni alle quali è giunta l’Autorità Giudiziaria competente, sono supportate dalle dichiarazioni dei parenti, degli abitanti dello stabile di via Eloro e dalle intercettazioni telefoniche e ambientali svolte all’interno della residenza della madre dell’indagato, costretto a trasferirsi li dopo il sequestro dell’immobile che condivideva con la compagna.

Presso l’abitazione materna, il violento cercava di concordare con la genitrice una inesistente verità, ma la donna gli ricordava che non era giusto farlo per la contemporanea presenza del nipote da non coinvolgere così pesantemente.

Nei video allegati, tratti da: “www.siracusanews.it”, le intercettazioni telefoniche e le interviste rese dagli inquirenti in conferenza stampa.

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