Antonio Mazzeo: “Matrioske e Scatole Cinesi”

"A MESSINA HA VINTO IL CEMENTO"

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“Le indagini relazionate nella presente informativa hanno consentito di far luce sull’operatività della famiglia mafiosa Santapaola-Romeo, attiva a Messina ed effettivamente in stretto contatto con Cosa Nostra catanese, nonché sulla gestione del cospicuo patrimonio economico ad essa riconducibile grazie all’appoggio di imprenditori ed amministratori pubblici locali”. Esordiscono così i militari del Raggruppamento Operativo Speciale – ROS dell’Arma dei Carabinieri nell’informativa di reato inviata ai giudici della Direzione Distrettuale Antimafia il 7 settembre 2015 e che meno di due mesi è scaturita nella cosiddetta “Operazione antimafia Beta” con l’emissione di una decina di mandati di cattura ai danni di più o meno noti imprenditori edili peloritani, piccoli subappaltatori e “colletti bianchi” provenienti dal mondo dell’avvocatura e dell’amministrazione pubblica.

Figura chiave nelle attività di collegamento tra la criminalità organizzata e la controversa borghesia imprenditrice locale, secondo gli inquirenti, Vincenzo Romeo, figlio del pregiudicato Francesco “Ciccio” Romeo e cugino dei fratelli Pietro e Vincenzo Santapaola. “Romeo è l’attuale figura di riferimento per il funzionamento del complesso sistema sopra descritto che è connotato, peraltro, da una gestione finanziaria del patrimonio con caratteristiche transfrontaliere e legami con il paradiso fiscale di Malta”, scrive il ROS. “Sul territorio d’origine, l’associazione continua a sfruttare ed accaparrarsi importanti risorse economiche, grazie all’asservimento di scaltri imprenditori capaci di integrarsi nel tessuto di Cosa Nostra e di compendiarsi nei suoi sistemi per evitare di essere intercettati, scoperti, identificati; soggetti che emersi dall’analisi di una serie di fatti storici documentati attraverso indagini di Polizia Giudiziaria, hanno dimostrato di possedere la condizione di mafiosi manifestando conoscenze, ponendo in essere comportamenti, utilizzando determinate espressioni proprie delle dinamiche di un’associazione segreta e clandestina quale è appunto la mafia o che, comunque, hanno dato il loro apporto a tale organizzazione in modo stabile e continuativo”.

Secondo gli inquirenti, tra coloro che avrebbero offerto collaborazione al gruppo Romeo-Santapoala, spiccherebbero le figure dell’imprenditore di origini milazzesi Biagio Grasso, “soggetto già emerso in pregresse attività di indagine del R.O.S. perché vicino alla criminalità organizzata barcellonese”; Stefano Barbera, già factotum del boss Carmelo Ventura (personaggio di assoluto spessore della consorteria criminale del Rione Camaro); Carlo Borella, ex presidente dell’A.N.C.E. di Messina, titolare insieme ai familiari di un grosso gruppo societario nel settore dell’edilizia; Raffaele Cucinotta, dirigente dell’Ufficio Tecnico Comunale di Messina ed a sua volta titolare di un’impresa nel settore edili, ecc..

Le indagini, in particolare, hanno provato l’esistenza di diverse imprese “intestate ad individui in grado di non destare sospetti o allarme sociale e di reinvestire grosse somme di denaro provento di illecito operato anche attraverso le predette attività”. Un ruolo centrale nelle “presunte” operazioni di mascheramento dei capitali di provenienza illecita sarebbe stato assunto in particolare da Biagio Grasso, già amministratore della LG Costruzioni con sede a Roma e socio di minoranza del gruppo imprenditoriale Grasso Costruzioni di Pace del Mela, società subappaltatrice nella realizzazione del Centro Commerciale ex Carrefour di Olivarella (Milazzo), opera realizzata per conto della “Grande Distribuzione Russo & C. Srl” dalla Procoge Spa riconducibile all’imprenditore messinese Antonino Giordano.

“Nel corso delle indagini, Grasso ha manifestato in più occasioni la propria potenza economica ed imprenditoriale celata mediante l’utilizzo di interposte persone nell’intestazione delle proprie società e l’occultamento di capitali all’estero”, riporta il ROS. Ancora una volta a Messina sono l’edilizia pubblica e privata e le opere di cementificazione del territorio a rappresentare il pozzo di san Patrizio dei vecchi e nuovi gruppi criminali mafiosi. Nelle mire, in particolare, ci sono alcuni dei progetti fiore all’occhiello dell’Amministrazione comunale di Renato Accorinti sindaco: lo sbaraccamento e il risanamento di alcuni rioni ultrapopolari; il trasferimento delle cubature dalle aree collinari al centro cittadino grazie ad una variante al PRG in via di approvazione; la “messa in sicurezza” di una delle aree più saccheggiate e ad elevato rischio idrogeologico, il Torrente Trapani, tramite un tavolo tecnico del Comune con alcune società di costruzione e la conseguente sanatoria de facto dei reati ambientali ed urbanistici commessi da quelle stesse e già sanzionate in sede penale con pesanti condanne in primo grado.

La piovra e l’affaire Torrente Trapani

Il 10 maggio 2014, veniva intercettato un incontro tra lo stesso Grasso e il dirigente dell’Assessorato all’Urbanistica Raffaele Cucinotta. “Dopo aver affrontato vari argomenti riguardanti gli affari in atto, parlavano dell’appuntamento che il funzionario aveva fissato al complice con l’assessore Sergio De Cola e di come il Grasso avrebbe potuto accreditarsi, ostentando la propria disponibilità ad effettuare altri lavori idonei a favorire un ritorno di immagine spendibile mediaticamente a fini politici, così come auspicato dallo stesso assessore conversando col Cucinotta”, si legge nell’Informativa Beta. “Biagio Grasso fa riferimento ad un’altra offerta per la quale chiede se può convocare tutti nel pomeriggio di lunedì e Cucinotta concorda precisando che lunedì mattina hanno appuntamento con l’assessore De Cola e che l’appuntamento pomeridiano gli va bene per le 17,30. Biagio Grasso chiede di cosa parleranno con l’ing. De Cola e Cucinotta gli risponde che parleranno di alloggi e torrente Trapani collegato al parcheggio. Grasso dice che se l’ingegnere gli da l’OK entro il 30 giugno gli sistema tutto il parcheggio…”. Poi a bassa voce, l’imprenditore chiede un consiglio su come comportarsi con terze persone e Cucinotta gli risponde che lui tempo fa gli ha detto: minchia tu qua stai perdendo un sacco di soldi” e aggiunge “che se gli facciamo (…) bella città, una conferenza stampa che lui può dire, al Trapani abbiamo risolto così…”.

“Al Torrente Trapani abbiamo una miniera d’oro, ma dobbiamo fare in modo di non farci fottere dallo stress…”, affermava il Grasso nell’aprile 2014 in un colloquio con Vincenzo Romeo. “Nel corso di numerose intercettazioni ambientali e telefoniche Grasso ha riferito ai propri interlocutori di essere intestatario – per conto del sodalizio – di terreni ed appartamenti per un valore di diversi milioni di euro lungo tutto il Torrente Trapani”, annotavano gli inquirenti. Nel corso di un’altra conversazione intercettata, Biagio Grasso dichiara di aver ereditato da Cassiano 23 compromessi del Torrente Trapani e che vorrebbe portarseli al nuovo cantiere perché non ha più intenzione di costruire in quella zona”. “I soldi non sono stati impiegati solo per il Villaggio Aldisio ma che per il Torrente Trapani”, aggiungeva l’imprenditore. “C’è un bel capitale, Maurizio sono 80.000 e Ivan 60.000, 140.000 solo Torrente Trapani e 300.000 sono investiti in operazioni finanziarie”. Il Cassiano a cui gli indagati facevano riferimento è “facilmente riconducibile”, secondo i ROS, al noto imprenditore di area socialista Psi, Oscar Cassiano, dal 2007 al 2010 Procuratore e direttore tecnico della Se.Gi. S.r.l., all’epoca di proprietà di Gioia Cassiano (titolare della quota del 45% pari a 45.000 euro) e Gabriella Giordani (il restante 55%, 55.000 euro).

Biagio Grasso prosegue la conversazione dicendo di aver riferito che Franco da lui ha intestati milioni di euro, precisando tutto il Torrente Trapani, terreni ed appartamenti sono intestati tutti a nome suo e pertanto è persona di sua fiducia e non deve trattarlo male”. Secondo gli inquirenti, il Franco presunto prestanome del Grasso sarebbe Franco Lo Presti, “dal 2 febbraio 2011 amministratore unico de La Residenza Immobiliare delle Imprese COC e Costa S.r.l.. ed amministratore unico della società successivamente in fallimento Se.Gi. S.r.l. (di intera proprietà della Solea S.r.l. di Biagio Grasso), entrambe interessate al realizzando complesso edilizio denominato La Residenza sito in Messina in viale Torrente Trapani; sub-appaltato per il completamento dei lavori alla società Carmel S.r.l. e la cui iniziativa imprenditoriale è senza dubbio da legare all’esigenza del sodalizio di reimpiegare i proventi illeciti accumulati in settori economici diversificati così da renderli di difficile individuazione”. Sempre Lo Presti risulterebbe inserito in altre società immobiliari: TCM Investimenti (con sede, guarda caso, sul Torrente Trapani) e Data Miles Srl, nonché amministratore unico dal 9 aprile 2014 della Menelao Srl con sede a Messina in via Garibaldi n. 108 e capitale sociale di 75.000 euro.

Le indagini dei ROS hanno documentato come parte delle società suddette siano state interessate direttamente o indirettamente all’affaire della lottizzazione e certificazione del Torrente Trapani. Come emerge dall’atto di compravendita di immobili stipulato il 12 gennaio 2011 tra la Se.Gi. S.r.l. e la Carmel S.r.l., la prima società è proprietaria dei terreni in gran parte edificabili del complesso La Residenza e su altri terreni anche di altre ditte, nel medesimo comprensorio del Torrente Trapani; mentre “La Residenza Immobiliare delle Imprese Coc e Costa S.r.l.” è la società che ha presentato al Comune di Messina il programma per la realizzazione del complesso di edilizia convenzionata, approvato con delibera del Consiglio comunale il 16 aprile 2003. La costruzione di una palazzina per complessivi 28 alloggi è stata affidata invece dalla Se.Gi. S.r.l. all’impresa Carmel; a quest’ultima, inoltre, la stessa Se.Gi. ha deliberato di trasferire le aree edificabili di cui è proprietaria, cedendo altresì la posizione contrattuale di promittente venditrice nei contratti preliminari con incasso delle relative caparre per un ammontare di 374.080 euro.

La transumanza delle cubature e del cemento

Date le difficoltà di ordine giudiziario (i cantieri in Torrente Trapani erano stati sottoposti a sequestro con l’inchiesta dei magistrati peloritani che ha visto lo scorso anno la condanna degli amministratori delle società appaltatrici e subappaltatrici del complesso la Residenza), Vincenzo Romeo e Biagio Grasso, insieme all’imprenditore di San Piero Patti, Salvatore Pettina (quest’ultimo titolare della Pett Srl, impresa già coinvolta nell’opera in questione) valutavano altresì la possibilità offerta dalla legge n. 756/67 “di spostare la cubatura del realizzando immobile in disamina interessato dal provvedimento di sequestro, su alcuni terreni siti in Messina, in Via Salandra, indicati da Vincenzo Romeo come a lui indirettamente riconducibili e quindi adatti allo scopo, grazie al citato rapporto fiduciario con Raffaele Cucinotta e con l’ingegnere Cosimo Polizzi, quest’ultimo consulente esterno del Comune di Messina”, annota il ROS. Il 4 giugno, in una conversazione con Romeo, Grasso spiegava di aver già individuato il sito in via Salandra dove possono spostare gli appartamenti, dal lato di sotto, in un’area di 10 mila mq, fronte mare. “Grasso sostiene che il terreno verrebbe degradato a terreno agricolo e l’operazione del Comune, in riferimento alle opere di urbanizzazione, viene chiusa con il 1° e il 2° lotto e pertanto hanno già finito e gli rimane da fare una stradina privata”, annotano gli inquirenti. “Grasso propone un incontro con l’avvocato Tamburino a Catania, che è il legale che ha curato il casino con la Procura, e prospettargli le loro intenzioni per farsi consigliare se procedere sul discorso prescrizione oppure negoziare con il Comune e chiudere in bellezza con questo casino del torrente Trapani”.

Tante Matrioske e tante scatole cinesi

Sono diverse le società riconducibili direttamente o indirettamente al gruppo Grasso-Romeo che il Raggruppamento Operativo Speciale dell’Arma dei Carabinieri ha chiesto ai giudici di sequestrare preventivamente. Tra esse, compare Solea Srl (sede a Messina in via Monsignor D’Arrigo n. 90, capitale sociale 15.000 euro), costituita il 18/02/2010 da Fabio Lo Turco e trasferita, nove mesi dopo, direttamente a Biagio Grasso. Lo Turco, a sua volta, è risultato altresì titolare dell’intero capitale sociale (10.000 euro) della Green Life Srl (via Nuova Panoramica dello Stretto n.1020), società acquisita nel 2014 dagli (ex) titolari Gregorio Lo Giudice e Silvia Gentile. Sempre Lo Turco, nel maggio 2015, è entrato in possesso della Menelao Srl, con sede in Messina in via Garibaldi n. 108, amministratore unico Franco Lo Presti, capitale sociale 75.000 euro, azienda titolare di un bar ivi locato. Entrambe le operazioni, secondo il ROS, sarebbero state effettuate per conto di Biagio Grasso.

Altra società finita sotto indagine è la B & P Partecipazioni Srl, capitale sociale 10.000 euro, sede legale in via N. Fabrizi is. 194, presso Cambria Service, amministratore unico Biagio Grasso. Essa venne costituita il 21/04/2006 da Biagio Grasso e dal noto costruttore messinese Giuseppe “Pippo” Puglisi, già Presidente del Gruppo giovani imprenditori di Confindustria, entrambi con quote del 50% del capitale sociale. “Il 23/01/2007 Grasso acquistava da Puglisi la quota di 4.000 euro, divenendo quindi proprietario del 90% del capitale sociale; mentre nella medesima data la LG Costruzioni S.p.a. (500.000 euro di capitale, di proprietà al 95% di Biagio Grasso e del restante 5% di Michele Casella, originario di Sant’Angelo di Brolo) acquistava ancora da Giuseppe Puglisi la quota di nominali di 1.000 euro e divenendo quindi proprietaria del 10% del capitale sociale”.

Tra le società attenzionate c’è poi Carmel Srl, società leader del progetto di “urbanizzazione” de La Residenza in Torrente Trapani. “Capitale sociale 54.000 euro (deliberato e sottoscritto ma di cui 13.500 versati), la società ha sede legale a Messina in via Monsignor D’Arrigo n. 90 (la stessa sede legale delle società riconducibili a Biagio Grasso, denominate Solea S.r.l. e Se.Gi. S.r.l.), costituita in data 27/02/2009”, riporta il ROS. “Il 27/02/2009 Giuseppe Puglisi quale amministratore unico della GPA S.r.l. (quota pari a 18.920 euro dell’intero capitale sociale); Simona Ganassi, amministratore unico della Sibi General Construction S.r.l. (quota pari a 17.820 euro); Giuseppe Denaro, amministratore unico della  GDH S.r.l. (12.150), Vincenza Gangemi per conto di Antonino Denaro, quale amministratore unico della Società Gestioni Immobiliari S.r.l. (5.940), costituivano la Carmel S.r.l., versando il 25% del capitale sociale pari a 13.500 euro. Il 5/11/2009 Simona Ganassi cedeva la propria quota di partecipazioni a Lucia Russo (coniugata con Nicola Biagio Grasso). Lo stesso giorno erano pure Giuseppe Puglisi, Giuseppe Denaro e Antonino Denaro a cedere le proprie quote di partecipazione, complessivamente di 36.180 euro (di cui versati 23.680), per la cifra di 23.680,50. Il 7/7/2011 Lucia Russo cedeva la propria quota di 17.820 euro a Domenico Bertuccelli, per il medesimo prezzo. Sempre il 7 luglio 2011, Nicola Biagio Grasso cedeva la propria quota di 36.180 euro a Teresa Cavò (rappresentata per procura speciale da Domenico Bertuccelli), per il medesimo prezzo (…) Carmel S.r.l. è stata intesta dal 5/11/2009 ai genitori di Biagio Grasso, Nicola Biagio e Lucia Russo che l’hanno acquistata per un prezzo complessivo pari a 28.135,50 euro. Il 7/7/2011 è stata poi intestata a Domenico Bertuccelli e Teresa Cavò, che l’hanno acquistata per l’importo totale di 54.000 euro”.

La prima sorpresa nella ricostruzione della storia societaria di Carmel Srl è la presenza, sino al novembre 2009,  tra i soci, della società GDH Srl, sede a Messina in via XXVII luglio 61. Costituita il 13 dicembre 2007 con un capitale sociale interamente versato di 100.000 euro, GDH controlla a sua volta il 98% del capitale di Irrera 1910, la società a responsabilità limitata titolare dell’omonimo prestigioso ritrovo bar-pasticceria di Messina, Piazza Cairoli 12 (capitale sociale 100.000 euro, amministratore unico Concetta Morabito, procuratore Filippo Denaro). Dal luglio 2012, la società ha una sede secondaria in via Circuito Torre Faro, Capo Peloro Resort, dove è subentrata alla Teknogest Srl (società fallita) del costruttore-finanziere Nino Giordano, originario di Fondachelli Fantina.

Come abbiamo visto, l’imprenditore Giuseppe Denaro è socio unico di GDH, una società multiservizi ma con un solo addetto. Denaro ricopre oggi anche la carica di amministratore unico della Sviluppo Commerciale Rometta Srl (capitale sociale 70.000 euro) ed è stato amministratore di due imprese cancellate, La Fattoria Srl e Miper Srl, quest’ultima già proprietaria di vari supermercati a Messina e Roccalumera e successivamente incorporata dal gruppo SMA SpA, nonché amministratore prima e liquidatore poi di Sedim Srl, società di elaborazione dati con sede in Viale San Martino 62. Giuseppe Denaro, inoltre, è stato dall’11 maggio al 27 ottobre 2009 amministratore unico della onnipresente Carmel Srl (costruzione di edifici residenziali e non, Torrente Trapani in testa) e amministratore delegato dal 26/5/1999 al 28/3/2003 della Grasso Filippo & Figlio Srl, società operante nella vendita al dettaglio di articoli di profumi (con esercizi commerciali a Messina, Catania e Milazzo, dichiarata fallita nel maggio 2012). Per la cronaca Giuseppe Denaro è il consorte-convivente di Antonina Santisi, psicologa dell’ASP di Messina e dal 22 agosto 2015 assessora comunale alle Politiche sociali, nonché fratello di Filippo Denaro (procuratore di Irrera 1910) ed Antonino Denaro, amministratore e socio unico della Società Gestioni Immobiliari (So.Gest.Im) Srl. Sede a Castanea, So.Gest.Im. è stata costituita nel 1986 con un capitale sociale di 98.800 euro e ha come scopo la locazione immobiliare di beni propri o in leasing.

Antonino Denaro è stato amministratore unico della Grasso Filippo & Figlio Srl; socio amministratore di Denni Design Snc (procacciatori d’affari di prodotti farmaceutici e cosmetici, cancellata nel giugno 2011); presidente del consiglio d’amministrazione di Denni Project Srl (commercio all’ingrosso di articoli in pelle), Denni Srl (fabbricazione di articoli da viaggio, sede a Palazzolo sull’Oglio, Brescia) e Denny Srl (commercio all’ingrosso di articoli in pelle), tutte e tre cancellate rispettivamente il 18/1/2017, l’11/12/2001 e il 29/11/2007. Non meno sfortunata Bergamia Srl, società per il commercio al dettaglio di altri prodotti di cui Antonino Denaro è stato amministratore delegato e  presidente dal 15/12/1994 al 17/4/2000, anch’essa cancellata dall’albo delle imprese nell’aprile 2005.

Antonino Denaro, attraverso So.Gest.Imm, risulta altresì titolare dell’11% delle quote sociali di P & F Srl (via Ugo Bassi 52, Messina, capitale sociale 16.250 euro), oggetto la compravendita di beni immobili e in cui ritroviamo in qualità di amministratore unico il costruttore Giuseppe “Pippo” Puglisi; le altre quote sociali di P & F risultano in mano alla GDH di Giuseppe Denaro (55,5%) e alla GPA Srl (33,5%), sede in via Ugo Bassi 52, Messina, capitale 10.000 euro e di cui è socio e amministratore unico dall’8 marzo 2004 proprio Giuseppe Puglisi. Dagli atti risulta che la GDH di Giuseppe Denaro, in data 31 ottobre 2011, ha acquistato da Fabio Lo Turco (già incontrato in alcune operazioni di compravendita di società per conto di Biagio Grasso) una quota della P & F pari a 11.550 euro. Giuseppe Puglisi e Giuseppe Denaro s’incontrano in qualità di vicepresidente del consiglio direttivo il primo, di rappresentante dell’impresa il secondo, nel Consorzio di Urbanizzazione Due Torri (società attualmente inattiva). Puglisi, a sua volta, ha pure ricoperto il dal 21/4/2006 fino all’8/2/2007 il ruolo di amministratore unico di B & P Partecipazioni (oggi di proprietà di Biagio Grasso) e di Carmel Srl (dal 27/2/2009 al 15/5/2009); è stato presidente del consiglio di amministrazione di Italsilicon Srl con sede a Brugherio, Monza (dal 9/3/2006 al 23/5/2007), società cancellata il 20/7/2007, ma che da accertamento del ROS, risulta essere stata acquisita da Biagio Grasso il 29/03/2006 e rivenduta sette mesi dopo a tale Carmelito Denaro e trasformata infine in Silicio Engineering Srl. Dal 7/6/2004 al 24/8/2010 Giuseppe “Pippo” Puglisi è stato infine consigliere d’amministrazione di Irrera 1910 Srl, la società di gestione bar e pasticceria di proprietà al 98% di Giuseppe Denaro.

Dal 3 febbraio scorso alla guida come amministratrice di Irrera 1910 è subentrata Daria Denaro, figlia di Filippo Denaro, nonché amministratrice unica e rappresentante dell’impresa “sorella” Antica Pasticceria Irrera Srl, sede in via XXVII luglio 40 e capitale sociale di 40.000 euro, controllato al 98% proprio dalla stessa Daria che è titolare pure del 5% della DFG Srl, società “inattiva” di commercio al dettaglio di articoli di profumeria con sede nell’ex Palazzo delle Poste – Telecom di Corso Cavour, dove i cartelli annunciano da alcuni anni l’apertura (sin’ora mai avvenuta) di una pasticceria-bar Irrera-Denaro. L’Antica Pasticceria Irrera è stata costituita il 15/3/2006 è ha come scopo la produzione di pasticceria fresca e gelateria, servizio catering, ecc. La società conta su 11 dipendenti e dalla sua costituzione ha visto alternarsi alla guida Vincenza Gangemi, cioè la rappresentante di Antonino Denaro per l’acquisizione di una quota della Carmel Srl (sino al 15/2/2008), Ivan Soraci (sino al 14/9/2011) e l’immancabile Giuseppe Denaro (all’1/8/2015).

Nei fatti, le due “sorelle” Irrera hanno scopi complementari: Antica Pasticceria produce dolci a livello industriale (è per questo che nel 2016 è entrata a far parte di Confindustria Messina), mentre Irrera 1910 li vende al minuto e il suo procuratore Filippo Denaro è stato chiamato alla vicepresidenza di Confesercenti Messina. Ruoli e attività così complementari che soci, amministratori e capitali sono sempre e solo in mano ai Denaro. Non tutto il capitale sociale in verità, ed è forse questa la vera grande sorpresa della sagra-dynasty. Il 2% infatti dell’Antica Irrera è nelle mani di Antonina Salvatrice Santisi, sì proprio lei, l’assessora alle Politiche sociali del Comune di Messina. Solo 800 euro di quota, ma un peso davvero ingombrante per Renato Accorinti & C.

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