L’assessore all’Urbanistica del Comune di Messina Sergio De Cola, fa le sue precisazioni su largo Avignone

ED IL PALAZZO SETTECENTESCO, DEMOLITO LUNEDI 8 GENNAIO

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In un momento come quello attuale, caratterizzato dalle forti polemiche sorte in seguito all’abbattimento (avvenuto lunedì scorso) di un Palazzo settecentesco sito a largo Avignone a Messina da parte della società proprietaria, la Dicearco S.r.l., l’assessore all’Urbanistica del comune, l’ingegnere Sergio De Cola precisa che: “per dare a chi ne ha voglia elementi per provare a capire responsabilità e atteggiamenti riporto la sequenza di date e il loro valore amministrativo”.

“27/7/2012 viene presentato il progetto di un edificio di 20 piani che prevede la demolizione degli edifici settecenteschi di largo Avignone. Il progetto -passa- con il silenzio assenso, quindi dopo 75 giorni (intorno al 10 ottobre 2012) la ditta avrebbe potuto iniziare i lavori ma non lo ha fatto. A febbraio 2013 gli uffici inviano preavviso di diniego alla ditta che si oppone al TAR (il comune non si costituisce) e il 3/6/2013 il TAR concede la sospensiva quindi ripristina la concessione”.

“Fin qui quanto accaduto prima di questa Amministrazione che posso garantire avrebbe certamente guardato un progetto di questa importanza nei tempi e ancora più certamente si sarebbe costituita al TAR in caso di ricorso, comunque, Il 20/11/2014 il TAR deposita la sentenza di merito, e quindi si potrebbe assumere questa come nuova data di rilascio della concessione che autorizzava l’inizio dei lavori che deve avvenire entro un anno (20/11/2015), cosa che non è avvenuta, inoltre dopo 3 anni cioè il 20/11/2017 la concessione è certamente scaduta e non c’è più nessuna autorizzazione, nonostante questo pochi giorni fa la ditta ha ritenuto di poter intervenire, dopo una comunicazione di inizio lavori basata sul nulla perchè la concessione non esisteva più, con una ruspa e demolire una delle poche memorie storiche della città”.

“In altre parole hanno avuto 5 anni per iniziare i lavori e non lo hanno fatto, hanno invece ritenuto di farlo nel momento in cui certamente non potevano più farlo. Che dire? Aggiungo che sembra non siano stati pagati gli oneri concessori”.