L’incredibile storia dell’ex maratoneta azzurra Vincenza Sicari, non ha fine

E DICE: "GRIDO PER IL DOLORE, MA MI CONSIDERANO PAZZA"

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Da quattro anni la sua vita è cambiata, suo malgrado non è più la stessa. E’ diventata la protagonista involontaria di una storia incredibile. Lei, è l’ex maratoneta azzurra Vincenza Sicari 38 (anni), giunta 29^ alle Olimpiadi di Pechino 2008. Dal 2014, si trova costretta in uno stato di paralisi degli arti inferiori a causa di una malattia (di cui soffre) degenerativa che nessuno ha voluto o potuto diagnosticare.

Due mesi fa, per una ordinanza del giudice tutelare che disponeva l’esecuzione di accertamenti più approfonditi, era stata trasferita da Tor Vergata all’Ospedale Borgo Roma (Reparto di neurologia) di Verona. Nel tempo, è stata portata su e giù come un pacco postale fra 32 strutture ospedaliere. La situazione attuale, non è mutata, rimanendo infatti al punto di partenza, con l’aggiunta di una ipotesi (che ogni tanto vien fatta comparire), secondo la quale potrebbe avere la sindrome di Munchausen (una malattia psichiatrica) cosa questa, smentita però da chi conosce bene Vincenza ed intrattiene costantemente una relazione con lei.

I legali della Sicari, sospettano che possa esistere un cosiddetto “cartello” tendente alla ricerca di modi atti ad impedire che si cerchi la verità in tutta la sua strana storia.

Ma qualcuno, arriva ad andare oltre, pensando che si tratti di un caso che abbia a che fare con il doping, da tenere nascosto a tutti i costi, dal momento che porterebbe il discorso in un terreno lontano dall’etica che si dovrebbe avere, trovandosi in contesti sportivi.

Sembrerebbe infine, ormai quasi certo, l’ennesimo trasferimento (sarebbe il 33° qualora avvenisse) ovvero da Verona al Bellaria (Reparto di neurofisiologia) di Bologna.

La Sicari, da parte sua dopo aver ricordato di essere stata trasferita a Verona il 13 novembre 2017 come disposto dal magistrato, sostiene: ” i medici, mi hanno fatto l’ultimo esame un mese fa, poi nulla. Loro vengono a visitare la mia compagna di stanza, disinteressandosi di me, come se non esistessi. Invece di fare le indagini, per capire quale sia la malattia di cui soffro, per trovare una cura e salvarmi la vita stanno senza fare nulla ed io stò sempre peggio. Ciononostante, il mio desiderio è quello di continuare a lottare perchè è un mio diritto sapere quale malattia ho. In Ospedale si va, non per essere lasciati morire, ma per essere curati”.