Avezzano (Abruzzo): una famiglia disperata, chiede aiuto

GLI HANNO PORTATO VIA I FIGLI, DI 15 E 3 ANNI

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Il giudice competente in questo caso ha tolto due minori, una ragazza di 15 anni ed un bambino di 3 a due donne (ora disperate), madre e figlia, una invalida e su una sedia a rotelle, l’altra senza occupazione. Loro, sentono consumarsi su di esse una profonda ingiustizia. Trascorrono la vita, in una casa popolare situata nella zona nord di Avezzano, riferiscono di essere state trattate come delle pregiudicate, ma non lo sono e chiedono che sia posto fine a quanto successo, lanciando un appello al Comune affinchè possano riabbracciare i loro figli.

Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha esteso i provvedimenti in contestazione, che hanno determinato la decadenza dalla responsabilità genitoriale precedentemente esercitata dalle due donne ed un conseguente divieto di contatto con i bambini. La maggiore di essi, è stata data in affidamento ai Servizi Sociali del Comune, il più piccolo invece ai nonni paterni.

La donna più anziana, afferma: “non riesco a comprendere le ragioni di un simile provvedimento, dopo 15 anni mi è stata tolta una ragazza senza alcun motivo. Ho cresciuto altri tre figli”.

Mentre sua figlia, madre del bimbo di tre anni sostiene: “il mio bambino vuole tornare da me, ho dei messaggi audio nei quali si sente che lui me lo domanda.  Se è evero che a 27 anni mi trovo in una situazione di indigenza, lo è anche che il Comune potrebbe aiutarmi a trovare una casa ed un lavoro”.

Il Dipartimento (che si occupa di Politiche Sociali) del Comune, rappresentato dai funzionari presposti che hanno seguito la vicenda fa sapere che la situazione evidenziatasi al loro cospetto metteva in risalto una fattispecie gravissima vissuta dai minori, emersa da una relazione consegnata ai magistrati che hanno deciso l’allontanamento in questione.

Secondo il predetto elaborato sociale: “la 15enne viveva in un ambiente scarsamente igienico, isolata dai compagni di Scuola, allacciando frequentazioni con uomini di 30 anni. Inoltre, nel nucleo familiare esaminato non vi erano ruoli certi. Malgrado l’attivazione dell’assistenza domiciliare, la stessa non ha prodotto alcun effetto. L’ambiente nel quale viveva il bambino invece, non era idoneo infatti i membri della famiglia fumavano costantemente. Non frequentava, più il nido e per farlo stare tranquillo gli davano il ciuccio inzuppato nello zucchero il che gli ha provocato la caduta di due dentini. Per concludere, l’adolescente che era abituata a -trascorrere le proprie notti al pc, collegata ad internet- in una occasione si era -chiusa in bagno strappandosi i capelli- in un’altra si procurava dei tagli ad un braccio-, circostanze negate però da coloro verso le quali sono avanzate tali obiezioni”.