I portavoce messinesi del M5S: “Vogliamo estrema chiarezza, sulla libertà condizionale per l’assassino di Graziella Campagna”

QUESTA, LA LORO PRESA DI POSIZIONE

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In relazione ai recenti fatti, che hanno portato alla luce lo stato di vita in cui si trova l’assassino di Graziella Campagna gli esponenti messinesi dei Cinque Stelle in questa nota scrivono: “la libertà condizionale a Giovanni Sutera dovrebbe essere subito revocata e, sulla vicenda, deve esser fatta estrema chiarezza. Le vittime di mafia e i loro famigliari devono essere tutelati in tutti i campi. Quanto accaduto costringe tutti ad una seria analisi sull’intero sistema dei benefici ai detenuti per gravissimi reati e, laddove ve ne siano i margini, ad un intervento”.

E’ questa la presa di posizione dei portaVoce messinesi del MoVimento 5 Stelle: “Francesco D’Uva, Alessio Villarosa, Grazia D’Angelo, Angela Raffa, Barbara Floridia, Antonella Papiro, Valentina Zafarana e Antonio De Luca, che, insieme alla collega Giulia Sarti, hanno firmato a più mani una lunga lettera in cui si ripercorre la vicenda storica e giudiziaria dell’omicidio di Graziella Campagna, giovane diciassettenne uccisa dalla mafia il 12 dicembre 1985 nella provincia di Messina”.

Ricordano i pentastellati: “la condanna definitiva per gli esecutori dell’omicidio di Graziella Campagna è giunta nel marzo del 2009, ben 24 anni dopo il fatto, quando il processo si concluse con la condanna per Giovanni Sutera e Gerlando Alberti Junior”.

Poche settimane fa, però, dalla stampa si è appresa una notizia gravissima: “Giovanni Sutera ha beneficiato della semilibertà nel 2014 e poi della libertà condizionale dal 2015, nonostante la condanna definitiva all’ergastolo per l’omicidio di Graziella e nonostante la condanna a 25 anni di carcere per l’omicidio di un gioielliere nel centro di Firenze nel 1982. L’omicidio di Graziella Campagna, tra l’altro, fu commesso proprio mentre Sutera era latitante, dopo l’uccisione del gioielliere”.

“Durante questo stato di libertà condizionale, Sutera è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare, emessa il 13 marzo, per traffico internazionale di droga, intestazione fittizia di beni ed altri reati. La Procura di Firenze lo accusa infatti di aver finanziato e agevolato un traffico internazionale di marjuana con il fratello e due spagnoli, oltre ad avere una pasticceria nel centro di Firenze intestata a prestanome”.

Continuano i portaVoce: “la domanda che adesso tutti si fanno è questa… come mai il Tribunale di Sorveglianza di Firenze ha ritenuto di poter concedere il beneficio di semilibertà nel 2014 e poi di liberazione condizionale nel 2015 ad un uomo che era stato già condannato due volte per omicidio e, nella latitanza seguita dal primo, ha commesso il secondo? Dal provvedimento si apprende che la motivazione sta in un -sicuro ravvedimento- e che ci si sia appellati alla sfera del piano dei benefici assegnati ai detenuti per gravissimi reati”.

Commentano i pentastellati: “la Procura Generale di Firenze, ritiene di non dover chiedere al Tribunale di Sorveglianza di Firenze la revoca della liberazione condizionale finché non arriverà una condanna definitiva per i nuovi delitti commessi da Sutera, con l’assurda conseguenza che nel 2019 a Sutera potrebbe essere revocato l’ergastolo, dato che in un anno non potrà mai arrivare una sentenza di condanna definitiva per i reati di traffico di droga e intestazione fittizia per cui è stato messo in carcere ora! Noi crediamo che sulla vicenda debba esser fatta estrema chiarezza, crediamo che le vittime di mafia e i loro famigliari debbano essere tutelati sotto diversi aspetti e che questo vi rientri a pieno titolo. L’episodio, che riapre una profonda ferita, deve esser preso come esempio affinché si analizzi con coscienza l’intero sistema dei benefici ai detenuti per gravissimi reati e si intervenga seriamente. La libertà condizionale a Giovanni Sutera dovrebbe essere subito revocata”!

“Ricordiamo come il Governo, ora dimissionario, volesse originariamente estendere nella riforma dell’ordinamento penitenziario la concessione dei benefici anche a quei detenuti all’ergastolo che non avevano mai manifestato la volontà di collaborare con lo Stato. Questo allentamento della lotta nei confronti della criminalità organizzata noi lo abbiamo sempre condannato e combattuto”.