Illuminazione pubblica a Messina: il Consiglio di Giustizia Amministrativa, ha sospeso la sentenza del Tar Sicilia

EMETTENDO UNA ORDINANZA CAUTELARE, AVENTE N°201900188 ED ESTESA DAL MAGISTRATO HADRIAN SIMONETTI

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Almeno per il momento, è andata bene per il Comune di Messina che rischiava di dover far fronte ad un imprevisto buco da 17 milioni di euro nascenti da una differenza fra l’offerta della prima ditta e di quella giunta seconda nell’appalto da 40 milioni per la “riqualificazione energetica con lampade a led e la relativa manutenzione delle stesse in Città”.

Infatti, il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione siciliana, ha accolto l’istanza cautelare (relativa al Ricorso N° 233/2019) sospendendo di fatto l’esecutività della sentenza del Tribunale amministrativo regionale che aveva dato ragione alla Società giunta al 2° posto.

Tutto è nato, con la presentazione del ricorso al Tar… adito dalla ditta seconda arrivata, la Equattroe srl, la quale in prime cure ha visto riconosciute le sue ragioni, ma il Cga Sicilia, ha stoppato ogni cosa rinviando la materia all’udienza dell’11 dicembre 2019.

Il Municipio peloritano quindi, dopo aver messo in atto le necessarie verifiche, previste dall’articolo 32 del Codice dei contratti comma 7 che statuisce… “l’aggiudicazione diventa efficace dopo la verifica del possesso dei prescritti requisiti”, potrà procedere (secondo quanto disposto dall’Ordinanza N° 201900188 estesa dal magistrato dottor Hadrian Simonetti il 20 marzo scorso e pubblicata venerdì 22), affidando l’appalto all’Associazione temporanea di imprese costituita da A2a Illuminazione pubblica Srl (mandante) e Di Bella Costruzioni Srl, Varese Risorse Spa e Acsm Agam Spa (mandatarie), come emerge dalla prima aggiudicazione momentanea.

I giudici del Cga, hanno ritenuto che: “in disparte la controversa tempestività dell’originario ricorso incidentale – ad un primo esame i motivi posti a fondamento della sentenza impugnata, incentrati sulla ritenuta assenza di taluni dei requisiti di capacità dell’Ati risultata aggiudicataria, sono confutati da parte appellante offrendo elementi e prospettazioni apprezzabili, sia per quanto concerne il contestato avvalimento che la corrispondenza tra qualificazione ed esecuzione; sempre ad un primo esame, che accogliendo la domanda cautelare e sospendendo gli effetti della sentenza, nell’evidenza di un pregiudizio grave ed irreparabile derivante dalla sua provvisoria esecuzione, si debba quindi ripristinare, da qui alla definizione del giudizio di appello, l’esecutorietà dell’aggiudicazione”.