In occasione della XXIV^ Giornata della Memoria e dell’Impegno, il Salone della Prefettura di Messina è stato intitolato a Graziella Campagna

PER LA VOLONTA' DEL PREFETTO DOTTORESSA MARIA CARMELA LIBRIZZI

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Per la volontà della rappresentante del Governo a Messina, dottoressa Maria Carmela Librizzi, stamattina presso il Palazzo di piazza Unità d’Italia si è tenuto un evento importante, ovvero l’intitolazione di una parte dell’edificio a Graziella Campagna, la ragazza uccisa il 12 dicembre del 1985 da esponenti della mafia palermitana che risiedevano sotto falso nome nel comprensorio tirrenico messinese.

Il fratello Pietro, presente alla cerimonia in occasione della ricorrenza della XXIV^ Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, durante un convegno, incentrato sul ricordo della giovane, spiega le sue sensazioni: “l’iniziativa del prefetto Librizzi, ci riempie di orgoglio perchè ha scelto di intitolare il Salone della Prefettura a mia sorella Graziella uccisa dalla mafia. Ritengo sia importante per contrastare la criminalità organizzata raccontare queste storie, soprattutto nelle scuole sin da piccoli in modo che sia chiara e forte la cultura della legalità”.

Sono intervenuti oltre alla Librizzi: “Luigi Chiara (docente dell’Università di Messina), Maurizio De Lucia (procuratore capo della Direzione Distrettuale Antimafia di Messina) e Paolo Borrometi (giornalista e scrittore)”.

Ha spiegato il prefetto di Messina Maria Carmela Librizzi: “oggi, commemoriamo il ricordo delle vittime della mafia ricordando in particolare Graziella Campagna”.

La sua storia ci insegna tre cose fondamentali: “la prima che la mafia non risparmia nessuno, ma colpisce non solo le persone che si impegnano a contrastarla ma anche le ragazze inermi e disarmate; sfata anche falsi miti che la criminalità non colpisce i minori e le donne; infine dimostra che la verità trionfa sempre grazie alla forza di questa famiglia che ha lottato tanti anni per ottenerla”.

D’accordo De Lucia che ha aggiunto: “la mafia è ancora profondamente radicata in questa Provincia in particolare dal punto di vista delle infiltrazioni nel mondo dell’economia. La memoria di Graziella va conservata perchè la mafia è soprattutto violenza nei confronti dei più deboli, e questa vicenda ci insegna a non dimenticarlo”.

Borrometi, anche lui minacciato dalla mafia ha sottolineato: “dobbiamo raccontare le storie delle vittime della mafia, noi giornalisti possiamo fare tantissimo non abbiamo solo la responsabilità di fare bene il nostro dovere, ma quello di informare su queste storie perchè solo con la conoscenza e con l’informazione si puo’ combattere adeguatamente la mafia”.