La Polizia di Stato di Gioia Tauro, ha tratto in arresto un 70enne e un 55enne

NEL CORSO DI UN VENTENNIO, HANNO TORMENTATO CON VIOLENZE DI OGNI GENERE UNA DONNA 40ENNE RESIDENTE ANCHE LEI NELLA ZONA DELLA PIANA

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All’alba di stamane, agenti della Polizia di Stato in servizio presso la Sezione Investigativa del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Gioia Tauro hanno tratto in arresto due soggetti: “R.R., 70 anni, di Cittanova e F.R.D., 55 anni, di Polistena, in esecuzione di un’ordinanza cautelare emessa dal g.i.p. di Reggio Calabria, in esito ad indagini condotte dallo stesso Commissariato e coordinate, inizialmente, dalla Procura della Repubblica di Palmi, diretta dal procuratore Ottavio Sferlazza, e, quindi, dalla Procura Distrettuale di Reggio Calabria, diretta dal procuratore Giovanni Bombardieri, cui il fascicolo è stato trasmesso per competenza”.

All’arrestato R.R. è stato contestato il reato di riduzione in schiavitù, mentre a F.R.D. è stato contestato, in concorso con R.R., il reato di atti persecutori ai danni di una donna di 40 anni, anch’essa residente nella Piana di Gioia Tauro, che, con la sua coraggiosa denuncia alla Polizia di Stato, ha trovato la forza di reagire ai suoi due aguzzini che, per oltre un ventennio, l’hanno tormentata, usandole violenze, fisiche, sessuali e morali, d’ogni genere. Le investigazioni, coordinate dai sostituti Gianluca Gelso della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria e Davide Lucisano della Procura di Palmi, sono scaturite dalla denuncia sporta, nel mese di gennaio, presso il Commissariato di Pubblica Sicurezza di Gioia Tauro, dalla vittima di gravi abusi, la quale, dopo un lungo e sofferto racconto – confermato, poi, dalla stessa donna in sede di sommarie informazioni all’Autorità Giudiziaria e dai riscontri ottenuti nello sviluppo delle indagini – ha riferito una sequenza di fatti che dimostravano come essa, da oltre un ventennio, fosse caduta nelle mani di R.R., il quale, approfittando della sua fragile condizione psicologica, era riuscito a condizionare e a gestire l’intera vita della donna, grazie non solo a violenze fisiche, che pure si sarebbero palesate nel corso degli anni, ma, in particolare, creando una vera e propria situazione di soggezione psichica che annullava in maniera totale la volontà della donna, obbligandola a subire rapporti sessuali, violenze fisiche e vessazioni di ogni genere. Per tale motivo è stato contestato il reato di riduzione in schiavitù ai danni della vittima.

La vicenda ha avuto inizio nel 1998 quando la vittima, allora ventenne, ha conosciuto, in un Centro per anziani della Piana di Gioia Tauro, R.R. che, professandosi -sociologo-, si è offerto di aiutarla a curare una forma di anoressia da cui era affetta. Da quel momento, R.R. è riuscito a conquistare la fiducia dell’intera famiglia della donna che, di lì a poco, sarebbe divenuta la sua vittima, dimostrandosi generoso e protettivo anche verso tutti gli altri componenti della famiglia della vittima accreditandosi quale massone, con numerosi agganci tra le forze dell’ordine, la politica, la magistratura e il clero. L’arrestato, pertanto, negli anni successivi, è riuscito ad illudere, soggiogare e coartare – fisicamente e psicologicamente – la vittima sino ad annullarne la forza di volontà, in quanto intimorita dalle possibili ripercussioni se non avesse assecondato le richieste del suo -aguzzino-protettore-. Richieste che, ben presto, sono degenerate in gravi violenze fisiche ed innumerevoli pretese di prestazioni di natura sessuale, sovente ottenute in maniera violenta.

Le difficili investigazioni hanno anche accertato che R.R. – nel quadro dei vent’anni di soprusi e violenze subite – costrinse la sua vittima ad una cruenta interruzione di gravidanza, attraverso un’operazione clandestina condotta senza alcuna precauzione.

Il giudice delle indagini preliminari presso il Tribunale di Reggio Calabria ha disposto nei confronti di R.R. la misura della custodia in carcere, mentre nei confronti di F.R.D., gli arresti domiciliari presso il luogo di residenza, per il delitto di stalking, in concorso con R.R., ai danni della donna. Infatti, a partire dal 2017 i due arrestati avevano seguito con la loro autovettura reiteratamente la vittima, l’avevano minacciata anche di morte, portandosi fin sotto la sua abitazione, controllando ogni suo spostamento e cagionandole un perdurante e grave stato di ansia e di paura ed un fondato timore per la propria incolumità.