La verita’, sulla strana morte (del maresciallo dei carabinieri Antonino Lombardo) avvenuta nel 1995 alla Caserma Bonsignore di Palermo

PER IL FIGLIO FABIO, CHE CHIEDE GIUSTIZIA, IL PADRE NON SI SUICIDO'

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La verita’, sulla strana morte (del maresciallo dei carabinieri Antonino Lombardo) avvenuta nel 1995 alla Caserma Bonsignore di Palermo. Per il figlio Fabio che chiede Giustizia, il padre non si suicido’.

Il sottufficiale del Ros, fu trovato nella sua auto nel marzo di quell’anno all’interno della Compagnia palermitana (del Corpo al quale apparteneva) presentava il capo insanguinato.

Esiste un mistero legato a questo decesso…, la scomparsa di una borsa che conteneva importanti documenti su una Inchiesta in Usa, infatti in quel periodo don Tano Badalamenti era pronto a collaborare rivelando i segreti di Coda nostra.

A 25 anni dalla sua morte, Fabio Lombardo mostra in un video su Facebook mostra per la prima volta le foto del papa’ con la testa spappolata e la pistola tra le dita, che sfiora il grembo. L’uomo Parla di una “borsa sparita” contenente “documenti importanti sulla trasferta in America” con il boss Gaetano Badalamenti, delle “stranezze” di un’arma impugnata sul grembo, di un’ogiva “probabilmente falsa”, di “uno sparo non sentito” e una lettera d’addio “messa in auto solo dopo lo sparo, sul lato passeggeri”.

Quanto descritto, e’ una sequela di fatti misteriosi che riguardano la fine del componente della Benemerita. Fabio Lombardo, riferisce di non ha mai creduto alla versione ufficiale contemplante l’ipotesi suicidiaria, alla vigilia del 25esimo anniversario della morte del padre prende la decisione di far vedere pubblicamente gli scatti degli istanti prossimi alla dipartita drl congiunto. Lo fa, per sottolineare “delle anomalie”, “come ad esempio – dice nella diretta – l’impugnatura della pistola. Sul grembo. Con le dita attorno alla pistola. Solo una delle tante stranezze”.

Prosegue Fabio Lombardo che se la prende con un’antimafia parolaia ed afferma stanco di cercare il vero, prendendosela anche con gli inquirenti che si occuparono del caso mai risolto: “è peggio della mafia”.

Come sostiene Fabio: “vi è un buco dalle 20.30 alle 22.30 della sera del 4 marzo 1995. Quando il graduato venne trovato senza vita nella sua auto. Alcuni militari che vengono sentiti successivamente, dicono di non avere sentito alcuno sparo, pur stando molto vicini alla macchina. Chi, invece, sente lo sparo è il ‘capitano Ultimo’, il colonnello Sergio De Caprio, ovvero il soggetto che due anni prima aveva arrestato il boss mafioso Totò Riina”.

“Alle 22.30 De Caprio sente un colpo secco e guardando avanti vede dei militari e chiede se gli è scappato un colpo. Loro lo guardano e dicono ‘ma noi non abbiamo sentito niente'”.

“Un brigadiere dice a De Caprio che c’è una persona in auto che si sente male. E si è allontanato. Avvisano il centralino e vengono avvisati gli ufficiali vari. Le testimonianze di quella sera non finiscono qua”.

C’era un militare in servizio presso il battaglione Sicilia e stranamente dice: “escludo di avere visto il maresciallo Lombardo né in entrata né in uscita. Questo è il caso delle coincidenze…! Un sottotenente, -capo di picchetto al Battaglione Sicilia, dice di non avere visto il maresciallo Lombardo, anche perché non lo conosceva. Inoltre non ha neppure sentito esplodere un colpo di arma da fuoco. L’unico che sente un colpo di arma da fuoco secco è De Caprio. Come fa il sottotenente a non sentire a 30 metri di distanza il colpo mentre De Caprio che era a 70 metri di distanza lo sente?-. Nessuno ha visto entrare mio padre, un fantasma insomma”.