Nuovi sviluppi sul Caso Siracusa: la Procura della Repubblica di Messina, ha chiesto due arresti eccellenti

IL G.I.P. DOTTORESSA MARIA MILITELLO, HA DISPOSTO LE RELATIVE MISURE CAUTELARI, NEI RIGUARDI DI GIUSEPPE MINEO E ALESSANDRO FERRARO

592

Questa mattina, la Guardia di Finanza di Messina ha dato esecuzione a due misure cautelari (una in carcere, l’altra ai domiciliari), disposte dal giudice per le indagini preliminari Maria Militello, su richiesta della Procura della Repubblica, coordinata dal dottor Maurizio De Lucia. Ad essere destinatari dei provvedimenti l’ex magistrato del Consiglio di Giustizia Amministrativa della Regione siciliana, Giuseppe Mineo (tradotto in Carcere) ed Alessandro Ferraro (stretto collaboratore degli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore).

La vicenda è riconducibile al cosiddetto “Caso Siracusa”, su cui sono in corso accurate indagini da parte dell’Ufficio inquirente di Palazzo Piacentini. Tali attività, nello scorso mese di febbraio portarono agli arresti di 13 persone unite tra di loro da interessi comuni che sfociavano in un “comitato d’affari” in grado di modificare il corretto funzionamento della Giustizia nel capoluogo aretuseo.

Approfondendo ancor meglio gli aspetti legati a questa situazione, gli investigatori hanno raccolto le dichiarazioni di Amara e Calafiore riguardanti un ulteriore fatto corruttivo nel quale sono stati implicati.

La GDF e l’Autorità Giudiziaria, hanno acclarato che Giuseppe Mineo (magistrato ora in quiescenza) ma che all’epoca dei fatti era in forze al Consiglio di Giustizia Amministrativa della Regione siciliana, nella sua qualità di giudice relatore si è adoperato per far assumere al collegio giudicante del C.G.A, un provvedimento contro la Legge e favorevole a due imprese, la Open Land e la AM Group nel contesto di due contenziosi amministrativi instaurati contro due differenti controparti, rispettivamente il Comune di Siracusa e la Sovrintendenza ai Beni Culturali e Ambientali del luogo.

E’ emerso inoltre, che Mineo abbia riferito ai due legali notizie coperte da segreto d’ufficio afferenti allo svolgimento delle camere di consiglio. Per ricambiare a questi favori, avrebbe disposto l’erogazione da parte dei citati Amara e Calafiore (tramite il loro collaboratore Ferraro, anch’esso già fermato il 6 febbraio 2018) di 115 mila euro a beneficio dell’ex presidente della Regione siciliana e deputato nazionale, Raffaele Drago (deceduto nel 2016 ed a lui legato da rapporti d’amicizia).

Dal compimento dei necessari accertamenti, si è scoperto che tale somma sia stata versata da una delle tante Società riconducibili ai legali Amara e Calafiore, tramite un conto (intestato ad Alessandro Ferraro) aperto a Malta. Successivamente, tutto l’ammontare lo si è trasferito a Drago.