Processo sulla presunta evasione fiscale della Fenapi: ieri al Tribunale di Messina, ha testimoniato uno dei finanzieri che indagarono su Cateno De Luca

L'UDIENZA, SI E' CELEBRATA CON INIZIO ALLE ORE 13, PRESSO L'AULA A DI PALAZZO PIACENTINI

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E’ continuato come previsto, ieri al Tribunale di Messina, il processo sulla presunta evasione fiscale della Fenapi, ovvero… DL. C.R.+8, che vede imputato l’attuale sindaco Cateno De Luca. L’inizio della udienza celebratasi presso l’Aula A di Palazzo Piacentini era previsto alle ore 12, ma la stessa è partita alle 13 quando l’ha aperta il giudice monocratico dottoressa Simona Monforte. Il magistrato, ha chiuso la sessione alle 18, aggiornando i lavori al 13 febbraio.

Il 21 dicembre scorso De Luca, aveva fatto dichiarazioni spontanee disconoscendo il proprio impegno attivo nel Centro di Assistenza di Fiscale a partire dal 2006, da quando cioè si concretizzò compiutamente la sua ascesa in politica.

La seduta di venerdì 18 gennaio, è stata dedicata al principio dell’escussione dei finanzieri che indagarono analizzando le carte della Fenapi e delle Società ad Essa collegate che per la tesi verso la quale propende l’accusa erano in ogni caso riconducibili al Gruppo De Luca.

Il pubblico ministero dottor Francesco Massara, ha chiamato a deporre il luogotenente della Guardia di Finanza Giovanni Rossello che è stato interrogato alle 16 circa, in un contesto nel quale ha ripercorso il monitoraggio effettuato sulle fatturazioni oggetto di indagini.

Successivamente, Rossello ha risposto alle domande del controinterrogatorio condotto dall’avvocato Giuseppe Covino, il tributarista che coadiuvato dall’avvocato Giovanni Mannuccia assiste l’ex presidente del Patronato Carmelo Satta.

Anche in questo caso, il nodo centrale sono state le fatture, in modo particolare quando il testimone sulle stesse ha riferito: “chi ha mai detto che erano false?”.

Al prossimo appuntamento dibattimentale, tra meno di un mese la parola passerà ai difensori, oltre a Giovanni Mannuccia, saranno impegnati pure Carlo Taormina e Tommaso Micalizzi, per proseguire con l’ascolto dei marescialli della Guardia Finanza chiamati per essere escussi.