Rosa Calvi racconta a Messina Magazine, ciò che ha vissuto al corso “Diritto e Scienza”

LA SCUOLA DI FORMAZIONE IN MAGISTRATURA, GESTITA DAL DESTITUITO CONSIGLIERE DI STATO, FRANCESCO BELLOMO

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Lei è Rosa Calvi una ex allieva del corso di formazione tenuto dal destituito (lo scorso 12 gennaio) magistrato del Consiglio di Stato, dott. Francesco Bellomo.

Si puo’ essere ex per svariati motivi quello per il quale Rosa lo è le fa onore perchè non è scesa a compromessi, al nostro quotidiano racconta: “sono venuta a conoscenza della scuola -Diritto e Scienza Srl- cercando informazioni su internet, con riferimento alle scuole di preparazione al concorso. Sul sito della scuola avevo notato l’elevato numero di studenti poi diventati magistrati, oltre al fatto che si parlava di un innovativo -metodo scientifico- di studio delle norme. Non ultimo, il CV del dott. Bellomo, che è alquanto brillante”.

“Il contratto mi fu presentato durante la prima lezione del mese di novembre 2016 (intorno al 15 novembre). Fui contattata due settimane prima tramite email, dalla segreteria della scuola. La mail mi fu inviata in seguito all’invio, da parte mia, di un tema svolto a casa, assegnatoci dopo le lezioni di ottobre. Inviai quel tema e mi fu valutato con punteggio quasi sufficiente (11,5 laddove la sufficienza è 12). Fu il consigliere in persona a correggermi il tema (lui ci teneva rimarcare che era lui in prima persona a correggere i temi di tutti gli studenti). Quindi, dopo il tema, fui convocata per sostenere un colloquio con Bellomo, il primo giorno delle lezioni di novembre. Giunta in aula, notai che non ero l’unica ad essere stata convocata. Fummo convocate in 7, tutte ragazze, peraltro non quelle con i temi migliori della classe”.

“Non fu un vero colloquio. Diede una copia del contratto ad ognuna, dandoci 15 minuti di orologio per leggerlo. Disse che a fine lezione ne avrebbe scelte tre. Alla consegna del contratto, alle ragazze fidanzate chiese se fossero disposte a lasciare il loro fidanzato entro tre mesi, in caso lui le avesse scelte. A me chiese se fossi fidanzata, dissi no e si chiuse il discorso. La sera, anziché 3 ragazze, comunicò di averne scelta una sola. Quella ero io. Mi disse che avrei avuto tempo fino al giorno dopo per decidere se firmare o meno”.

La Calvi, continua ancora: “il giorno dopo, a metà mattina mi disse che se avessi deciso di sì, sarei entrata in -UN MONDO NUOVO, CHE NON PUOI NEMMENO IMMAGINARE- A fine lezione mi chiese di fermarmi, per parlare della firma. Ma prima mi fece un -colloquio conoscitivo- durante il quale mi chiese di parlargli di me. Quando cominciai a parlare di me, dal punto di vista accademico/professionale, mi interruppe dicendomi che voleva sapere dai 18 anni in poi, quanti fidanzati avevo avuto, quali esperienze avevo fatto, arrivando anche a farmi domande piuttosto personali (che non sto qui a ripetere)”.

“Gli risposi che avevo avuto 2 fidanzati e che la mia vita sentimentale non era così interessante. Mi disse che in caso di firma, avrei dovuto perdere 5kg entro il marzo successivo. Poi notò le mie occhiaie -hai le occhiaie molto marcate-. Probabilmente, gli dissi -saranno dovute alle tante ore di lezione- e che comunque mi caratterizzavano. Mi disse che con una telefonata ad una sua amica e due punture lui avrebbe risolto la situazione, a quel punto mi si avvicinò e mi diede un bacio sulle labbra. Appena sfiorata indietreggiai pietrificata. Gli dissi che volevo andare a casa e che avrei voluto andar via subito, c’era mio fratello che mi aspettava. Si arrabbiò, dicendomi che non era un modo educato di comportarsi, mi disse anche -io vengo prima di tuo fratello-“.

“-Prima di me possono esserci solo i tuoi genitori-. Quell’affermazione fu per me molto importante. Nominando mio fratello, mi colpì nel mio punto debole. Me ne andai e basta. Ovviamente senza firmare. Il giorno dopo c’era lezione e mi ripresentai al corso. A pausa pranzo mi riconvocò, chiedendomi se avessi ripensato al mio comportamento della sera prima e se avessi intenzione di scusarmi. Gli risposi di no, che la sera prima volevo andar via e che l’avrei fatto altre cento volte. Mi disse che da quel momento, anche in qualità di studentessa, non avrei più avuto diritto di parola con lui, neanche per fare domande a lezione”.

“Aggiunse anche che avrei avuto modo a fine lezione, la sera, di parlargli, nel caso avessi cambiato idea. Quella sera uscii dall’aula 30 minuti prima della fine della lezione e tornai a casa Da allora mi telefonò e scrisse sms ogni giorno, fino a quasi fine dicembre (2016). Nelle telefonate e negli sms cercava di convincermi a cambiare idea. Mi insultava, dicendomi che ero una stupida a dire di no. Che ero una persona mediocre con una vita mediocre. Che non avrei potuto dire di no, se prima non avessi provato”.

“Mi invitò un week end a Milano, dicendomi dapprima che avrei dovuto seguire le lezioni lì. Poi mi disse che saremmo andati in discoteca, a fare aperitivi e la domenica pomeriggio avremmo cominciato l’addestramento”.

Addestramento: “prove alle quali le borsiste sono sottoposte. Una di queste è quella della resistenza all’alta velocità, che consiste nel girare con lui in Ferrari a velocità elevata. Un’altra prova era quella di passeggiare, rispettando il dress code, di sera, in quartieri malfamati del luogo. Mi rifiutai di andare a Milano, gli dissi di sceglierne un’altra, perché io non avrei mai potuto fare una cosa simile. Mi disse che avrei dovuto prima provare, poi decidere perché io stavo decidendo con l’istinto (diceva lui)”.

“Quando rifiutai la proposta di Milano, fui immediatamente espulsa da scuola e mi disse -tra dieci anni ti renderai conto dell’errore che hai fatto nel rifiutarmi, perché sarai rimasta nello stesso punto di adesso. Senza fare progressi-. Comunque, fui espulsa. Ma continuò a cercarmi. A dicembre mi disse che era preso dal rimorso e che voleva che io tornassi a scuola. Mi disse che non avrei firmato il contratto, non mi avrebbe fatto l’addestramento, ma dovevo rispettare il dress-code rifiutai”.

“Mi invitò anche ad un convegno a bari su -la negoziabilità delle relazioni intime- tenutosi il 22.12.2016. Rifiutai ancora. e gli dissi che non sarei mai tornata neanche a lezione. Non avevo più nulla da imparare da lui, sebbene all’inizio lo stimassi molto. Rimasi senza scuola quando ormai mancavano 6 mesi al concorso. Io ero già avvocato, prima di cominciare la scuola mi sono abilitata a 26 anni”.

Ed infine: “quella esperienza mi è servita tantissimo, non la cancellerei mai. Mi ha insegnato che dinanzi a certe cose non bisogna -mai- dimenticare i propri valori e le proprie origini. Gli insegnamenti della gambali della famiglia. Avevo in mente solo questo. Quella esperienza mi ha insegnato che il coraggio è importante. Che si puo’ e si deve -rifiutare- il puzzo di certe cose. Che si puo’ e si deve raccontare. Che non ero sola. Che non dovevo aver paura. E così farò ogni cosa nella mia vita futura. Senza paura, senza abbassarmi a nessun compromesso, a testa alta, col sacrificio”.