Si è tenuta ieri mattina dopo le ore 12.15 presso l’Aula A del Tribunale di Messina, un’altra ennesima lunga udienza del Processo Caf-Fenapi

È UN PROCEDIMENTO, CHE E' INCENTRATO SU UNA PRESUNTA MAXI EVASIONE DI I.V.A. DA 1.750.000,00 € CHE I GIUDICI DELLA PROCURA DELLA REPUBBLICA RITENGONO SIA STATA ATTUATA DAI RESPONSABILI DELL'ENTE DI ASSISTENZA FISCALE

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Si è tenuta ieri mattina dopo le ore 12.15 presso l’Aula A del Tribunale di Messina, un’altra ennesima lunga udienza del Processo Caf-Fenapi… una Istruttoria incentrata su una presunta maxi evasione di i.v.a. da 1.750.000,00 € che i giudici della Procura della Repubblica ritengono sia stata compiuta dai responsabili dell’Ente di assistenza fiscale.

Alla sbarra, in questo Procedimento compaiono: “Cateno De Luca (sindaco peloritano), Carmelo Satta (ex primo cittadino di Ali’, gia’ presidente della Federazione Nazionale Piccoli Imprenditori), Cristina e Floretana Triolo, Antonino Bartolotta, Giuseppe Ciatto, Francesco Vito, Carmelina Cassaniti e Fabio Nicita. Tra gli indagati anche la srl Caf Fenapi. Le Triolo erano due collaboratrici di De Luca e lavoravano anche al Fenapi, Ciatto è un commercialista che venne coinvolto per aver fatto le dichiarazioni fiscali del Caf Fenapi, Nicita era vicepresidente del Cda del Fenapi, Cassaniti legale rappresentante del Caf Fenapi, Bartolotta stretto collaboratore di De Luca e Vito era responsabile dell’area fiscale del Caf”.

Il 30 ottobre, si è chiuso il cerchio sull’esame di tutti i testimoni della Pubblica accusa, che è rappresentata dal pm dottor Francesco Massara. Dalla prossima udienza – il 6 novembre – si inizieranno a sentire i testi citati dalle difese, che sono centinaia.

Venerdi’ nel corso del dibattimento, tre dei difensori, gli avvocati Mannuccia, Micalizzi e Covino, hanno controinterrogatorio uno dei finanzieri che effettuò le indagini e poi il commercialista Corrado Taormina che ha svolto una consulenza per la Procura sulla vicenda.

L’avvocato Mannuccia, ha poi esplicitato un’istanza per chiedere che il dibattito si chiuda nell’immediatezza ed a titolo definitivo tenendo fede all’articolo 129 c.p.p., ovvero il cosiddetto “Obbligo della immediata declaratoria di determinate cause di non punibilità”, di cui deve avere considerazione il giudice.

Il legale ha snocciolato la sua tesi, partendo dai pronunciamenti del Tribunale del Riesame, che si è già espresso con chiarezza sulla insussistenza dei reati contestati. Su questa istanza il giudice monocratico, la dottoressa Simona Monforte si è riservata di decidere.