Sul settimanale Centonove: una nota, di Domenico Barillà

PER DESCRIVERE L'EPILOGO, DI UNA STORICA TESTATA GIORNALISTICA CITTADINA

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Nota, di Domenico Barillà

“Questo mi è arrivato stasera (ieri per chi legge ndr) da Graziella Lombardo, con un commento breve, -che tristezza!-. Non poteva essere diversamente. Sparisce, nel silenzio della città, e della Regione, che aveva cercato di servire, un piccolo esempio di coraggio civico, condotto contro ogni logica, e con molti rischi personali, per oltre 20 anni proprio da Graziella Lombardo e da Enzo Basso, che si sono consumati nella disperazione e nell’impotenza, registrando esattamente quello che registro io stesso da qui, a 1200 chilometri di distanza, ossia niente”.

“Ho tre figli, milanesi, come la loro madre, che si sono sempre chiesti la ragione di questo impegno, tuttavia rispettandolo, il giovedì sera mi isolavo per scrivere il mio pezzo, in 17 anni 780 articoli, circa un terzo della mia produzione generale, senza nulla in cambio, per mia scelta che non fosse la speranza che qualche coscienza si spostasse dalla sua apatia, dalla sicurezza del posto sicuro. È questa strana razza che comanda a Messina, quelli col posto sicuro, privi di energia come tutti coloro che si credono arrivati, e la cosa incredibile è che ti guardano dall’alto in basso, come se fossero assurti al rango di semi-divinità”.

“Eppure Centonove è stato il grimaldello per aprire mille forzieri, dando la possibilità a molti di comprendere di che pasta è fatta questa tristissima città e decidere se volevano darle una mano. Ma non c’è niente da fare, le persone sono troppo occupate a salvare la propria vita per potersi occupare di quella del vicino di casa. Il genere umano è arrivato su Marte, con sonde automatiche, per ora, perché è una specie cooperativa. A Messina la cooperazione è un segno di debolezza, meglio l’individualismo orgoglioso. L’unico risultato vero di questo lungo sacrificio è stata la rovina di una persona, Enzo Basso, carattere complicato ma onesto, messo all’angolo dai debiti prima ancora che dai debitori. Se non incassi non puoi pagare”.

“Anche Graziella Lombardo esce assai provata da questa vicenda, non solo perché è una lavoratrice instancabile, la vera architrave del giornale, che ora corre dietro le querele che vengono a maturazione, usate a suo tempo come una minaccia per ricondurre alla ragione una voce scomoda, sebbene a Messina sarebbe bastata appena una vocina, senza aggettivazioni, considerata l’assenza di rumore di fondo, quello che segnala la presenza di vita. Graziella è davvero il meglio di questa città, che finisce sempre per odiare che cerca di volerle bene, perché se accetta di essere amata è costretta a metterti a remare, per gratitudine. Invece ai messinesi, che insieme alla cooperazione disconoscono la gratitudine, piace sentirsi un poco drop out, perché questo toglie loro ogni obbligo di solidarietà verso la propria gente”.

“Adesso che è finita, penso allo sconvolgimento delle vite dei miei amici e ancora di più sento montare la rabbia per tutte le statue di sale mute, incapaci di dire una sola parola, sebbene rimangano chiacchieroni a vuoto, che vedono passare la vita senza mai riuscire a montarci sopra e viaggiare con essa. Vi chiedo scusa, non ci saranno altre comunicazioni sull’argomento e, per molti, neppure su altro. Con Centonove si chiude una finestra. I messinesi sono già avanti, loro sono sempre così, io invece resto indietro, con Graziella ed Enzo, un regalo immeritato per troppi, che invece io custodirò come un privilegio”.