Il debutto di Viola Graziosi, nei teatri di Segesta e Tindari con l’ECUBA di Euripide

IL 4, 5 E 6 AGOSTO

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Il debutto di Viola Graziosi che ritorna a calcare il palcoscenico teatrale, in alcuni siti teatrali nel corrente mese.

ECCO IL PROGRAMMA DETTAGLIATO, CON GLI APPUNTAMENTI CHE LA VEDRANNO PROTAGONISTA

ECUBA di Euripide
Adattamento e regia Giuseppe Argirò
Con Francesca Benedetti (Ecuba)
E con (in o.a.) Maria Cristina Fioretti (Corifea), Viola Graziosi (Polissena), Graziano Piazza (Taltibio), Maurizio Palladino (Ulisse), Sergio Basile (Agamennone), Maurizio Palladino (Ulisse), Gianluigi Fogacci (Polimestore), Elisabetta Arosio (Corifea)
Produzione Teatro della città – Centro di produzione teatrale

Debutto in Sicilia:
Teatro Antico di Segesta il 4-5 agosto 2019
Teatro Antico di Tindari il 6 agosto 2019

NOTE DI REGIA
Troia è caduta, le donne di Ilio attendono la sorte riservata ai vinti. Nella terra di Tracia i Greci aspettano venti propizi alla navigazione, che potrà essere ripresa solo dopo il sacrificio di Polissena, superstite principessa troiana. La vittima immolata dagli Achei costituirà l’estremo onore riservato ad Achille e favorirà il viaggio di ritorno. Ecuba, la regina di Troia, dovrà subire questa decisione, frutto dell’orrore del conflitto. La moglie di Priamo dovrà assistere a quest’ennesimo scempio in terra di Tracia, dove il più giovane dei suoi figli, Polidoro, è stato ucciso dal re Polimestore, al quale il ragazzo era stato affidato con un’ingente quantità d’oro nel tentativo di salvarlo. Questi i presupposti dell’azione drammatica che alimentano il dolore e i propositi di vendetta di Ecuba.

Protagonisti della tragedia sono i vinti: le donne troiane, testimoni di un eccidio etnico e culturale, simboleggiano la parte più vulnerabile della società, colpita senza pietà dalla guerra e da ogni forma di conflitto. Troia, infatti, potrebbe essere oggi qualsiasi città del Medio Oriente, devastata dalle orde barbariche del terrorismo islamico. L’analogia con la modernità è fin troppo evidente. La tragedia racconta da sempre l’olocausto dei popoli e l’insensatezza della violenza che diventa il principio disgregante dell’universo. La protagonista di Euripide incarna una sofferenza senza fine, consumata in una disperata solitudine: Ecuba rappresenta il dolore assoluto, senza alcuna catarsi. In questo scenario bellico, lo spettro della guerra si svuota di ogni significato ideologico e declina la violenza in tutte le sue oscene varianti che si propagano come una malattia senza cura, dai vincitori ai vinti; vittime e carnefici vengono cosi accomunati dalla sopraffazione . Ecuba, custode della memoria della stirpe troiana, annientata dai Greci, non lascerà scampo al traditore Polimestore, infliggendogli un castigo tremendo. Una madre senza patria e senza figli mette in scena un dolore trasfigurante, irripetibile a qualsiasi latitudine scenica, come ci ricorda Amleto citando la complessità dell’arte teatrale,a proposito dell’irrappresentabile dolore dell’eroina euripidea. Protagonista di quest’impresa è Francesca Benedetti, un’attrice multiforme ed emotivamente intelligente nel cogliere le peripezie dell’animo umano. Lo spettacolo ha un cast d’eccezione, con attori tra i più significativi della scena italiana. Viola Graziosi incarna Polissena, votata a un martirio consapevole ed eroico, Graziano Piazza è Taltibio, un messaggero dolente e composto, Ulisse, interpretato da Maurizio Pallladino, si fa portatore dell’idea di una superiorità etnica, Agamennone, affidato a Sergio Basile, è un politico raffinato e destinato alla solitudine, Polimestore, uomo avido e senza scrupoli al limite del grottesco, viene impersonato da Gian Luigi Fogacci, Maria Cristina Fioretti ed Elisabetta Arosio completano il cast, raccontando con accenti lirici le donne troiane ,vittime di guerra. In un momento di assenza di pace in cui i teatri di guerra sono molteplici, raccontare gli orrori della violenza è un dovere etico che valica l’aspetto estetico e ritrova le sue ragioni più profonde nel dibattito democratico, che solo il linguaggio scenico sa rendere evidente, nella sua necessità… (Giuseppe Argirò).

VIOLA GRAZIOSI TORNA IN SICILIA DOPO IL SUCCESSO AL TEATRO GRECO DI SIRACUSA
Torno nell’amata Sicilia che ormai è casa, ancora con Euripide che è sempre un maestro. Dopo aver interpretato al Teatro Greco di Siracusa la bella Elena di Troia con tutti i suoi peccati e le sue fragilità umane in commistione con una travolgente bellezza e un irrefrenabile desiderio di Vita, ritorno con un personaggio di altrettanta forza e bellezza e grazia, messi al servizio di un’alta dignità femminile. Ancora una volta la donna sconvolge, sorprende, trasforma il suo destino, fa sentire la sua voce. Polissena, figlia di Ecuba, principessa troiana di mirabile bellezza, è vittima di un sacrificio umano in favore degli dèi. Il sacrificio è voluto dallo spettro di Achille, che si era innamorato di lei e le aveva confidato la sua fragilità, il famoso tallone, che gli fu letale. Invece di supplicare o ribellarsi, invece di disperarsi o lottare, Polissena accetta il suo destino anzi lo sceglie. La sua dolcezza e determinazione ci spiazzano, ci incantano, ci disarmano. Lei decide di non subire ma di offrirsi ad Achille, sull’altare, come una sposa. Saluta la sua amata e dolorante madre e cammina verso la libertà dell’Essere, quell’ « ignoto dove, luogo da dove non si torna » che faceva tremare i polsi ad Amleto. Questo fa di Polissena una donna moderna e rivoluzionaria che supera i pregiudizi e un destino scontato, supera anche l’attaccamento ai beni materiali di una vita ordinaria per qualcosa di « extra ordinario ». Io non lo vivo come un suicidio, ma come spesso accade con i greci, Polissena è una figura archetipica che ci insegna la possibilità di una « libertà dal conosciuto » come diceva Krishnamurti, da tutto quello che crediamo di possedere, di prevedere nei fatti e nelle emozioni, libertà dall’attaccamento, dal bisogno, dall’illusione di poter trattenere qualcosa, di Avere… per Essere, abbandonando la paura. E questo è Amore… (Viola Graziosi).