Cambiamo Messina dal Basso, si appella all’arcivescovo monsignor Giovanni Accolla

I RAPPRESENTANTI DEL SODALIZIO ACCORINTIANO, SCRIVONO: "APRITE LE PORTE DELLE CHIESE AI POVERI E AGLI STRANIERI"

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Ad esprimersi così, sono i componenti del Movimento politico -Cambiamo Messina dal basso-: “n occasione della Giornata internazionale dei migranti, ci appelliamo a monsignor G.Accolla, arcivescovo di Messina, Lipari e Santa Lucia del Mela, chiedendogli di -aprire le porte- delle chiese e degli istituti religiosi ai più bisognosi, dai senza-tetto agli stranieri, -nello spirito evangelico e in sintonia con il messaggio pastorale di Papa Francesco-“.

Spiegano gli attivisti: “la nostra Città soffre, e gli abitanti, in particolare delle periferie e dei villaggi, sono testimonianza diretta di quello che sta accadendo. È un dovere, di tutti, in queste circostanze spiacevoli, essere vera Comunità. In previsione del freddo e dei temporali, preoccupiamoci anche di coloro che non conosciamo ma che esistono, stranieri o no. Siamo certi che il nostro appello non rimarrà inevaso”.

Scrivono in questa nota, nella quale vengono ricostruite le tappe che hanno portato le Nazioni Unite ad adottare la Convenzione Internazionale per la tutela dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie.

Il testo, prosegue così: “tunnel del Monte Bianco. Un camion che trasporta macchine da cucire lo sta attraversando, diretto verso la Francia. Un incidente ne blocca la corsa… muoiono 28 persone, 28 lavoratori nascosti nel rimorchio, maliani, in viaggio verso la Francia alla ricerca di un lavoro e condizioni di vita migliori. Era il 1972 e la loro morte concentrò l’attenzione delle Nazioni Unite sulle condizioni dei lavoratori migranti, fino all’adozione della Convenzione Internazionale per la tutela dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie, avvenuta il 18 dicembre del 1990. La Convenzione è un documento che riconosce la specifica situazione di vulnerabilità dei lavoratori migranti e promuove condizioni di lavoro e di vita dignitose e legittime”.

“I novantatre articoli, tra le altre cose, riconoscono i diritti fondamentali, tra cui quello a lasciare il proprio Paese d’origine, il diritto alla vita, e quindi a non essere sottoposti a tortura o a trattamenti disumani o degradanti, ad esercitare la libertà di pensiero, coscienza e religione, vietano le discriminazioni e lo sfruttamento, sanciscono una lunga serie di diritti come l’accesso alle cure essenziali, la libertà di espressione, religione o associazione e garantiscono l’istruzione di base per i figli dei lavoratori migranti, combattono gli arresti arbitrari e le espulsioni collettive. Nel 2000, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 18 dicembre Giornata internazionale per i diritti dei migranti. Sono trascorsi 46 anni dal 1972, 28 anni dal 1990 e 18 anni dal 2000, e sono state parecchie le iniziative organizzate in occasione della Giornata Internazionale dei Migranti anche nella nostra Città. Numerose iniziative che attraverso racconti di viaggi, speranze, drammi e belle storie mostrano il volto disumano ed umano della migrazione, ponendo l’attenzione di tutte e tutti sulle persone”.

“Quest’anno, in cui ricorre il XXVII° anniversario, sentiamo che nel nostro Paese i principi in essa enunciati siano ancora più attuali ed urgenti. Mentre vediamo un cupo ritorno di politiche razziste e discriminatorie, sentiamo di ribadire che ogni donna o uomo, adulto o bambino, debba avere piena dignità in tutte le sue forme. Sentiamo che i diritti (alla casa, al lavoro, alla protezione, all’accoglienza, alla salute) non possono essere negati a nessuno. Per questo, facciamo appello a monsignor Accolla, a tutti i parroci di Messina e Provincia e a tutti coloro che abbiano a disposizione strutture adatte, affinché aprano le loro porte. Facciamo appello alle coscienze di ciascuna/o di noi affinché siano capaci di ribellarsi ad ogni forma di negazione dei diritti, e siano pronte anche all’obiezione e, se sarà necessario, alla disobbedienza civile. È giunto il momento di accogliere, non di respingere: non rimaniamo fermi”.