Lo propongono i consiglieri: “Alessandro Russo di LiberaMe, il collega di lista Massimo Rizzo, Dario Ugo Zante di Forza Italia e Salvatore Sorbello del Gruppo Misto”

ISTITUIRE UN ALBO COMUNALE DEI RICHIEDENTI ASILO E PROTEZIONE UMANITARIA, CONTRO IL DECRETO SALVINI

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Nel giorno in cui gli appartenenti al MoVimento 5 Stelle votavano on line sulla piattaforma Rousseau per decidere se dare o meno il consenso ai loro PortaVooce nella Giunta per le Autorizzazioni del Senato, a votare pro o contro il ministro dell’Interno Matteo Salvini sui fatti accaduti a Catania sulla nave Diciotti della Marina Militare Italiana, fra il 20 ed il 25 agosto 2018, a Messina veniva presentata una proposta per istituire un “registro comunale dei soggetti richiedenti asilo e protezione umanitaria”.

L’iniziativa, è stata promossa dai consiglieri Alessandro Russo (primo firmatario) e Massimo Rizzo di LiberaMe, Dario Ugo Zante (Forza Italia), Salvatore Sorbello (Gruppo Misto).

Come viene evidenziato da Russo: “l’atto avanzato è proteso verso la necessità di superare le previsioni dell’articolo 13 della Legge 132/2018, il «decreto sicurezza» che escludono dalla possibilità di iscrizione anagrafica i soggetti che richiedono asilo e protezione umanitaria, «di fatto escludendoli dal godimento di diversi diritti di cittadinanza» che per Costituzione andrebbero garantiti a tutti gli individui si trovino a qualsiasi titolo sul suolo nazionale”.

Specifica il consigliere di LiberaMe: “a ciò si aggiunga che l’iscrizione permetterebbe di registrare le presenze dei migranti, assicurando la loro conoscibilità alle istituzioni e il loro percorso di inclusione lontano dallo sfruttamento da parte della criminalità e del malaffare, cosa che, invece, proprio la previsione dell’articolo 13 della Legge Salvini paradossalmente causerebbe”.

Sostengono i proponenti, che: “l’articolo 13 del decreto conterrebbe delle limitazioni e dei restringimenti dei campi di operatività del diritto di registrazione anagrafica degli stranieri presenti sul territorio nazionale e che, potenzialmente, tale restringimento potrebbe comportare la lesione di diritti soggettivi riconosciuti a tutti gli individui dal nostro ordinamento costituzionale”.

Concludono, i firmatari: “l’iscrizione all’albo, secondo la delibera, dovrebbe essere riservata “sia a coloro che siano in attesa della pronuncia della Commissione Territoriale competente, sia per quanti non hanno ancora ottenuto un provvedimento definitivo nell’eventuale ricorso giurisdizionale proposto e che siano stabilmente localizzati sul territorio comunale”.