MessinAccomuna: sulla “Messina Social City”, delibere contradditorie

E CONTRATTO DI SERVIZIO INESISTENTE

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“Forse i Consiglieri Comunali non hanno potuto leggere con la dovuta attenzione gli atti con cui hanno avallato le scelte dell’amministrazione forzosamente e innaturalmente inquadrate nel nuovo piano di riequilibrio. Avrebbero scoperto strane contraddizioni e dubbie applicazioni di legge. Le delibere della Giunta sulla “Messina Social City” si contraddicono, e il contratto di servizio approvato dal Consiglio è incompleto e non è conforme né alla legge, né alle linee-guida del Dipartimento Affari Regionali e Invitalia.” – a parlare in una nota i componenti del “laboratorio di partecipazione civica” MessinAccomuna del quale fanno parte molti degli ex amministratore cittadini, con in testa l’ex sindaco Renato Accorinti, la nota continua,

“L’ennesima nuova azienda concepita dall’amministrazione presenta contraddizioni negli atti, che appaiono incompleti e non conformi a quanto chiesto dalla legge. Nelle delibere sulla Messina Social City il Sindaco contraddice se stesso. Infatti nella delibera di giunta n. 590 (Istituzione dell’azienda) a firma De Luca, si legge che il ricorso agli affidamenti ai gestori privati dei servizi sociali si è rivelato “non in grado di assicurare né l’innovazione sociale, né l’efficienza del sistema economico, né tanto meno le condizioni di vita dei cittadini e degli operatori impegnati nei servizi sociali”. Ma, nella stessa seduta, la stessa giunta approva la delibera n. 605 (passaggio dei lavoratori) dove lo stesso De Luca, stavolta in coppia con l’assessore Calafiore, scrive che il ricorso agli affidamenti ai gestori privati dei servizi sociali “si è dimostrato sempre più compatibile, tanto con l’efficienza del sistema economico, quanto con le condizioni di vita dei cittadini e degli operatori impegnati nei servizi”.

Due versioni opposte degli stessi fatti, sottoscritte da Sindaco e Assessore e approvate dalla stessa Giunta nello stesso giorno in due differenti delibere relative alla medesima materia. Confusione o sapiente manipolazione della realtà al fine di adattarla al contesto deliberativo? Nel primo caso occorreva affermare (ma senza una riga di dimostrazione tecnica, economica o teorico-organizzativa) la necessità di costruire una nuova Azienda Speciale, nella seconda bisognava rassicurare i lavoratori circa il fatto che non avrebbero perso il posto. Il risultato è aver approvato due atti che si contraddicono.

Ma le contraddizioni non finiscono qui. Per legge si può costituire una nuova azienda solo se “complessivamente le spese per enti, agenzie e organismi comunque denominati resta al di sotto dell’80% dei precedenti oneri finanziari” (cfr.: https://www.self-entilocali.it/wp-content/uploads/2013/11/094651Rid-Campione-ridotto.pdf). In altre parole si deve preventivamente dimostrare un risparmio almeno del 20% sul costo dei suoi enti. Questa necessaria dimostrazione di economia nella delibera non c’è. Come non ci sono i documenti previsti dal Testo Unico degli Enti Locali (art. 114) per l’attivazione delle aziende speciali: piano-programma, budget triennale, piano degli indicatori di bilancio. La delibera, poi, impegna il Comune a versare denaro all’azienda (si veda lo Statuto), ma non dice quanto si intende dare; strano che un atto che contiene un impegno di spesa indefinito riceva un parere favorevole netto, senza indicazioni o prescrizioni, dalla Ragioneria. Insomma: istituiamo un’azienda approvandone lo statuto senza avere uno straccio di piano industriale, senza sapere (come vuole la legge) né quanto ci farà risparmiare né quanto ci costerà. E diciamo, col consenso degli uffici e del Consiglio, che le daremo soldi, ma non sappiamo quanti nè quando.

Infine il Contratto di Servizio (delibera di Consiglio n. 70) non risponde alla legge, che impone che “i contratti di servizio … dovranno prevedere i livelli dei servizi da garantire e adeguati strumenti di verifica del rispetto dei livelli previsti” (art. 113 TUEL). Invece abbiamo una mera elencazione dei servizi attualmente resi dalle cooperative (con l’aggiunta delle mense scolastiche), senza alcuna specifica tecnica, senza valutazione dei costi, senza la definizione di obiettivi misurabili e delle modalità di misurazione, senza quantificazione delle attività da svolgere, senza definizione del corrispettivo da rendere. Insomma, senza alcuno degli elementi definiti “contenuti minimi” nelle Linee-Guida per i Contratti di Servizio. Contraddizioni in atti incompleti. Certo, li si può revocare in autotutela, ma forse il Consiglio non lo chiederà. Magari aspettiamo di vedere le nomine per capire gli equilibri occulti e chi manovra il manovratore.”