“C’è chi lo chiama Piano Marshall lombardo e chi Piano Lombardia, ma probabilmente verrà ricordato come Piano Fontana perché il presidente della Regione ha deciso di metterci la faccia cavalcandolo alle ultime elezioni regionali del febbraio scorso: ma che cos’è questo Piano? È il programma avviato nel 2020 per la ripresa economica della regione Lombardia dopo la diffusione del Covid… 4 miliardi di euro per investimenti sanitari, infrastrutture, viabilità, sviluppo sostenibile e digitalizzazione” [Video]

UN PIANO AL CENTRO DEL REPORTAGE DI LUCA CHIANCA CON LA COLLABORAZIONE DI ALESSIA MARZI “LA LEGGE MANCIA LOMBARDA” CHE APRE “REPORT” CON SIGFRIDO RANUCCI, IN ONDA DOMENICA 28 FEBBRAIO ALLE 20.55 SU RAI 3

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“C’è chi lo chiama Piano Marshall lombardo e chi Piano Lombardia, ma probabilmente verrà ricordato come Piano Fontana perché il presidente della Regione ha deciso di metterci la faccia cavalcandolo alle ultime elezioni regionali del febbraio scorso: ma che cos’è questo Piano? È il programma avviato nel 2020 per la ripresa economica della regione Lombardia dopo la diffusione del Covid… 4 miliardi di euro per investimenti sanitari, infrastrutture, viabilità, sviluppo sostenibile e digitalizzazione”.

Un Piano al centro del reportage di Luca Chianca con la collaborazione di Alessia Marzi “La legge mancia lombarda” che apre “Report” con Sigfrido Ranucci, in onda domenica 28 febbraio alle 20.55 su Rai 3. Un’enorme quantità di denaro è calata dall’alto su alcuni comuni della Regione perché la selezione per individuare il progetto da finanziare è dipesa spesso dal colore politico dell’amministrazione. E prima delle elezioni regionali del 2023 che cosa è successo? Il Piano Marshall lombardo si è trasformato nella ‘legge mancia’ perché ben 2 miliardi di euro sono stati distribuiti a pioggia sul territorio. Decine di consiglieri regionali, quasi tutti della maggioranza di governo, e alcuni ex assessori hanno utilizzato soldi pubblici, per aiutare i propri comuni di residenza, quelli vicino al proprio partito o alla coalizione. Un viaggio tra le province lombarde di Milano, Brescia, Como e Bergamo per andare a verificare sul campo quali comuni sono stati finanziati, ma soprattutto quali progetti sono stati realizzati. A seguire “Profumo d’Oriente” di Emanuele Bellano con la collaborazione di Chiara D’Ambros si sofferma sulla Pianura Padana, una delle zone d’Europa con il più alto livello di inquinamento da particolato PM10 e PM 2,5. A causa dei continui sforamenti dei limiti, l’Italia è stata condannata ripetutamente dalla Corte di Giustizia europea e dovrà pagare una multa che rischia di essere superiore ai 2 miliardi di euro. Una delle principali cause di inquinamento da particolato in queste aree è l’industria zootecnica, cioè l’alta concentrazione di animali da allevamento. Il liquame e il letame da loro prodotti rilasciano ammoniaca nell’aria che combinandosi con altre sostanze genera particolato. In Giappone il Daiso KET Institute ha inventato una tecnologia in grado di rendere inerte il letame e il liquame eliminando il cattivo odore e riducendo quasi a zero le emissioni di ammoniaca e di altri gas inquinanti. Il gruppo giapponese che ha inventato questo metodo ha un partner italiano che per anni ha cercato di sensibilizzare istituzioni regionali, nazionali, allevatori, associazioni di allevatori su questo tema cercando di spingerli a provare questa tecnologia. Ma nessuno ha mai voluto ascoltarlo né tanto meno nessuno ha voluto approfondire la questione. Si chiude con “Il santo fallimento” di Giorgio Mottola, con la collaborazione di Greta Orsi… dopo le puntate di Report, la Ki Group, gestita per quasi dieci anni da Daniela Santanchè e dal suo ex compagno Canio Mazzaro, ha finalmente pagato la liquidazione ai propri dipendenti. Ma agli oltre 70 agenti commerciali della società, che da tre anni chiedono gli stipendi arretrati, è stato proposto un accordo capestro che puntava a evitare il fallimento di Ki Group, pagando il meno possibile. I lavoratori hanno dovuto accontentarsi delle briciole, ma l’obiettivo non è stato comunque raggiunto. L’azienda, un tempo leader nel settore biologico, è infatti gravata da oltre 9 milioni di euro debiti, di cui quasi 3 milioni con lo Stato.

E così, nonostante le strategie dei vertici aziendali, il tribunale ne ha dichiarato il fallimento a inizio gennaio. Una sentenza che potrebbe portare all’avvio di una indagine per bancarotta fraudolenta. “Report” racconterà inoltre le vicende di uno dei protagonisti dell’inchiesta sul consorzio mafioso milanese, mente di una operazione finanziaria basata su crediti Iva ritenuti falsi da oltre 1 miliardo di euro… un commercialista le cui ambizioni politiche si sono incrociate con quelle di Daniela Santanchè.