Forse se l’ambulanza arrivata sul posto dell’incidente nel quale mercoledì sera in pieno centro a Messina ha perso la vita l’avvocato 46enne Olga Cancellieri fosse stata medicalizzata, la donna si sarebbe potuta salvare

A RIFERIRLO OGGI AI REDATTORI DELLA GAZZETTA DEL SUD, E' STATA LA DOTTORESSA ALESSANDRA FINOCCHIARO (MEDICO FISIATRA E CHIRURGO PEDIATRA IN SERVIZIO PRESSO L’ISTITUTO ORTOPEDICO DI GANZIRRI) CHE PER PRIMA HA SOCCORSO LA VITTIMA E SECONDO LA QUALE IL LEGALE ANCHE SE IN MODO INCOSCIENTE HA RESPIRATO PER 38 MINUTI ANTECEDENTI LA SUA MORTE

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Forse se l’ambulanza arrivata sul posto dell’incidente nel quale mercoledì sera in pieno centro a Messina è deceduta l’avvocato 46enne Olga Cancellieri fosse stata medicalizzata, la donna si sarebbe potuta salvare.

L’impatto è avvenuto poco prima delle 21.00 tra la via Centonze e via del Vespro in prossimità della Chiesa di Santa Caterina. Il legale viaggiava a bordo del suo scooter Kymco Downtown e si è scontrato con una Ducati condotta da un 25enne. La vittima percorreva la citata via del Vespro in direzione mare monte. Le discussioni, quando ormai una vita è svanita, sono incentrate sulle possibilità che la Cancellieri avrebbe avuto di potersi salvare se i soccorsi fossero stati organizzati con perizia dai responsabili.

Dall’odierno racconto fatto alla Gazzetta del Sud da Alessandra Finocchiaro (medico fisiatra e chirurgo pediatra in servizio all’Ortopedico di Ganzirri) che per prima ha prestato l’assistenza alla malcapitata, l’ambulanza arrivata inizialmente nel luogo non era medicalizzata e per tale motivo si è dovuto aspettare il sopraggiungere di una seconda, che però è arrivata quando ormai non c’era più nulla da fare.

Ecco le sue parole: «quando sono arrivata, la signora era riversa sul marciapiede che faceva ad angolo, con una pozza di sangue sotto la testa. Ho detto a chi mi stava vicino di chiamare subito il 118 perché la situazione era gravissima e mi sono sentita rispondere che la chiamata era già stata fatta. Mi sono subito assicurata che avesse aperte le vie aeree, è la cosa più importante in questi casi. Era viva, respirava ed aveva polso. Urlando, invitavo delle persone a richiamare il 118 e nel frattempo, da un palazzo limitrofo, è arrivato un collega. Quando andava in arresto la scuotevamo, eravamo pronti al massaggio cardiaco ma lei continuava respirare, e lo ha fatto per 38 minuti. Non era cosciente, ma aveva il battito. La chiamavo, le tenevo la mano, ma non era cosciente. Anche due infermieri di sala operatoria che passavano da lì si sono fermati per mettersi a disposizione, ma dell’ambulanza nessuna notizia».

Il mezzo di soccorso però tardava a giungere, ed una volta in zona veniva appurato come non fosse dotata né di un kit di intubazione, né di un collare per immobilizzare la donna.

Ed ancora ha riferito la dottoressa: «abbiamo aspettato la seconda ambulanza ma quando è arrivata quella medicalizzata ormai era troppo tardi, la signora non aveva più il battito. Non c’era più nulla da fare. Glielo abbiamo fatto capire in tutti i modi al centralino del 118 che era un caso da codice rosso e ci hanno mandato un’ambulanza non medicalizzata, che in questi casi è uguale al nulla. Io non so se la signora sarebbe sopravvissuta, il trauma alla testa era importante, però penso che la dignità di una persona debba essere rispettata. Non si può far morire sull’asfalto una persona senza che arrivi un mezzo di soccorso per tentare quantomeno di provare a salvarle la vita. Non so se la signora sarebbe morta ugualmente, ma non in questo modo. Assolutamente».