Giustizia: il piccolo Marco…, sta diventando cieco

E' STATA PRESENTATA UNA DENUNCIA..., PRESSO LA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI PERUGIA... CONTRO I MAGISTRATI DEL TRIBUNALE PER I MINORENNI DI ROMA

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Articolo…, tratto da… www.paeseroma.it!

Presentata denuncia presso la procura di Perugia nei confronti dei magistrati del tribunale dei minori di Roma.

Il piccolo Marco, con problemi di salute gravi e accertati, è stato allontanato contro la sua volontà ed il suo interesse dalla casa materna il 26 luglio 2021 e collocato presso la casa famiglia ‘Chiara e Francesco’ di Torvaianica (Roma). L’allontanamento era stato decretato dal Tribunale dei Minori di Roma sulla base di relazioni e dichiarazioni mendaci delle Assistenti Sociali del Municipio VII di Roma Pamela Portarena e Katia Vitri (peraltro quest’ultima non incaricata del caso e in posizione di conclamata incompatibilità funzionale poichè anche giudice onorario della sezione per i minorenni della Corte di Appello di Roma) e della funzionaria capitolina delegata alla tutela Franca Cammisa che MAI hanno incontrato e conosciuto il bambino prima dell’allontanamento, senza dunque mai appurarne le condizioni di vita nè le volontà. E non tenendo minimamente in considerazione le statuizioni del Tribunale dei Minori di Venezia che nel 2019 decretava definitivamente di mantenere il collocamento del bambino presso la madre con affidamento ai servizi sociali di Roma nella zona di residenza della madre, riconoscendo espressamente come non fosse nell’interesse del minore essere allontanato dalla madre e trasferito dal padre.

Come in molti altri casi di donne fuggite da contesti di violenza, anche in questo caso né il bambino né sua madre Laura R. hanno trovato le giuste protezioni nei nostri sistemi di tutela, soprattutto al Tribunale dei Minori di Roma; il bambino, infatti, il 26 luglio 2021 è stato strappato dalle braccia di sua madre con un allontanamento coatto in assenza persino di assistente sociale e tutore, modalità recentemente riconosciuta dalla Corte Suprema come “fuori dallo Stato di diritto”.

Da quel giorno madre e figlio si potevano incontrare solo settimanalmente in incontri protetti e sentirsi telefonicamente una volta a settimana. Ma il piccolo Marco patisce da subito la mancanza dell’amore materno e soprattutto delle cure materne e Laura constata, durante gli incontri settimanali, che le condizioni di salute del figlio peggioravano gradualmente. Iniziano così le segnalazioni al Tribunale per i Minorenni di Roma oltre che a tutti i soggetti designati per la tutela del bambino. Ma gli interventi della madre, tuttavia, vengono considerati invasivi e denigratori della struttura ospitante e dell’operato dei soggetti coinvolti nella tutela; così i magistrati minorili romani addirittura privano la madre del diritto di difesa e tutela del proprio figlio scrivendo nei decreti che tutte le istanze presentate dalla stessa sarebbero state rigettate. Ma Laura ed il suo collegio difensivo non mollano; continuano a presentare istanze urgenti al Tribunale dei Minori, continuano a segnalare anche alla Garante regionale per l’Infanzia gli evidenti peggioramenti delle condizioni di salute del figlio, Laura richiede più volte al Sindaco Gualtieri di intervenire nella situazione e di essere da lui ricevuta ma dagli uffici capitolini non si manifesta interesse alcuno per il piccolo Marco. Anzi, dagli uffici del Sindaco viene addirittura negata la documentazione medica al penalista di Laura che stava svolgendo delle indagini difensive! Addirittura gli operatori della struttura comunitaria “Chiara e Francesco” richiedono la sospensione di ogni contatto madre/figlio perchè Laura non avrebbe facilitato l’inserimento in struttura del piccolo Marco. Il povero bambino lamentava con la mamma di voler tornare a casa, di non potersi curare così come era abituato, di non progredire con la scuola, di non poter mangiare ciò che gli piaceva. E tutto questo impediva di portare a compimento quel RESET psicologico cui ormai Marco è sottoposto da mesi per dimenticare la mamma ed essere avvicinato forzatamente al padre, quel padre che ha dimostrato tutta la sua violenza nel richiedere che il bambino fosse inserito in casa famiglia e strappato dalla casa materna solo per vendetta nei confronti dell’ex.

Le condizioni di salute del piccolo Marco peggiorano di mese in mese; il bambino dimagrisce repentinamente, viene attaccato da una gengivite per mancanza d’igiene orale (è evidente che in struttura nessuno lo aiuta nell’igiene orale!) cui segue la caduta di due denti, sviluppa continue infezioni alle vie respiratorie ma soprattutto peggiora la patologia oculare da cui è affetto e per la quale durante la permanenza in struttura è stato più volte portato in Pronto soccorso d’urgenza proprio per la mancanza di cure adeguate. Già dal mese di agosto scorso, i consulenti tecnici di Laura segnalavano che la struttura “Chiara e Francesco” di Torvaianica, scelta dall’assistente sociale del Municipio VII ma di cui non è dato conoscere sulla base di quali parametri sia stata selezionata, non era adatta alle necessità sanitarie di Marco in quanto la struttura non è provvista di personale infermieristico e sanitario necessario invece per il bambino.

Il Tribunale dei Minori, ignorando completamente le richieste di ricollocamento immediato presso la casa materna, continua a rigettare tutte le istanze prodotte dalla madre fino a quando il 28 aprile scorso (dopo due mesi di totale silenzio circa la salute del piccolo Marco) la funzionaria delegata alla tutela Franca Cammisa informa Laura che il piccolo Marco è giunto alla cecità parziale per cui è stato persino richiesto il tiflodidatta per le attività scolastiche. Non solo: viene anche comunicato che il bambino è caduto e si è dovuti ricorrere all’ingessatura con spostamenti in carrozzella.

Ad una simil notizia, non è descrivibile nè immaginabile il dolore provato da questa povera madre che per mesi ha urlato a tutte le istituzioni che la salute di suo figlio stava peggiorando e che il piccolo era in pericolo. A nulla sono valse le denunce sporte da Laura nei mesi scorsi perchè i tempi della giustizia non sono i tempi della salute. Quel Tribunale dei Minori di Roma che avrebbe il compito di tutelare i minori, ignorando tutte le istanze della madre, è responsabile della cecità parziale di un bambino che doveva essere tutelato! Di quel bambino che Laura ha voluto proteggere separandosi da un padre violento, non immaginando di sprofondare con il proprio figlio nel baratro della violenza istituzionale e della vittimizzazione secondaria.

E dunque noi tutti ci chiediamo: cosa attende ancora il Tribunale dei Minori di Roma per rimandare a casa dalla mamma il piccolo Marco? Forse dobbiamo avere un nuovo “Federico Barakat”? Davanti a cotanta urgenza e gravità, l’avv. Francesco Morcavallo (che difende Laura nel procedimento minorile) ha immediatamente conferito con il Procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni di Roma, con il Presidente facente funzione del tribunale per i minorenni Lidia Salerno, nonché con il giudice relatore “per segnalare prontamente l’urgenza di provvedere, alla stregua della drammatica evoluzione della vicenda e, dunque, per richiedere il ripristino ad horas della collocazione del bambino presso la madre: tanto risulta dal verbale raccolto presso la procura minorile, nonché da istanza di sollecito inviata, con allegazione della dichiarazione di presa in carico del Presidente dell’INPEF, nel pomeriggio dello stesso giorno”. E continua Morcavallo: “Incredibilmente, peraltro, il tribunale minorile ha emesso un nuovo provvedimento provvisorio in cui, anziché assumere le statuizioni necessarie per la protezione urgente del bambino, richiede nuove (ed inutili) informazioni al tutore e al servizio socio-assistenziale, cioè a quegli stessi soggetti che avevano contribuito, anche con condotte di illecito mendacio e con false informazioni, oltre che con protratta e consapevole omissione di cure, a determinare la condizione gravemente patologica, pericolosa ed invalidante, in cui ormai il bambino versa”.

Ormai è una corsa contro il tempo, ogni secondo che corre via è un secondo di pericolo per il piccolo Marco e così l’avv. Morcavallo in accordo con il team difensivo di Laura ha presentato oggi esposto e denuncia nei confronti dei magistrati coinvolti e di tutte le figure che avrebbero dovuto tutelare e non cagionare danno alla salute del piccolo Marco. Responsabilità penali e disciplinari, condotte attive ed omissive, richiesta di misure cautelari per evitare il protrarsi del danno; questo si legge nella denuncia che non risparmia nemmeno il padre del piccolo Marco, responsabile per primo del calvario patito da questa creatura innocente ma soprattutto responsabile per aver omesso la vigilanza sull’operato dei soggetti deputati alla tutela di Marco, senza dunque adoperarsi per la protezione del figlio e dunque dimostrando la totale inadeguatezza al ruolo paterno già valutato nella perizia tecnica del lontano 2016 oltre che la completa ed evidente complicità con i Servizi sociali, il tutore e la casa famiglia.

Una denuncia gravissima che consegue all’evidente imperizia mostrata dai magistrati minorili che, davanti a cotanto periculum per il bambino, non hanno tenuto conto nemmeno della prestigiosa presa in carico del nucleo familiare, nell’ambito del progetto “Aiutare le famiglie a casa loro” da parte dell’INPEF in Roma, realtà che è prova della vera tutela che veniva offerta per il piccolo Marco.

Ed allora ci si chiede: cos’è o chi è che ha manovrato questo allontanamento illecito che mette in pericolo la vita stessa del piccolo Marco? Verrà forse presto alla luce una Bibbiano romana?

L’invio di ispettori presso il Tribunale dei Minori di Roma potrà far luce su questa storia e su tanti altri casi simili noti e meno noti, Laura attende l’immediato rientro di Marco presso la casa materna dove è cresciuto e dove ad attenderlo ci sono tantissimi amici: “Mio figlio era un gioiello, sereno e felice. Ora è solo, infelice, gravemente e forse irreparabilmente malato, un’infanzia falciata, i responsabili di questo lento omicidio sono i giudici del Tribunale dei Minori di Roma, gli assistenti sociali, il tutore, la curatrice ma soprattutto alla madre è stato impedito di proteggerlo ed il padre non ha mosso un dito per evitare che gli venisse fatto del male”.

Perchè non sia troppo tardi, perchè non si attenda di spezzare una vita per intervenire. MARCO SUBITO A CASA DALLA MAMMA.

Riportiamo il comunicato della mamma Ruzza e dal suo collegio difensivo