I giudici del Tribunale di Reggio Emilia, nel contesto del Procedimento denominato ‘Angeli e Demoni’, svoltosi con il rito abbreviato hanno condannato oggi l’imputato del caso Bibbiano Claudio Foti l’uomo titolare dello studio Hansel&Gretel, è colpevole di frode processuale e di lesioni gravissime

PER LUI LA PENA DECISA DAI MAGISTRATI, E' STATA DI 4 ANNI

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Articolo…, tratto da… www.msn.com.

«Condannato a quattro anni». Il Tribunale di Reggio Emilia ha riconosciuto che Claudio Foti, considerato l’uomo simbolo del caso Bibbiano, titolare dello studio Hansel&Gretel, è colpevole di frode processuale e di lesioni gravissime. Assolta invece Beatrice Benati, assistente sociale dell’Unione val d’Enza, che aveva scelto a sua volta il rito abbreviato.

Fornito da Avvenire
Il tribunale ha quindi sposato la tesi del pm – che di anni di carcere ne aveva chiesto sei – secondo cui i danni ravvisati sulla ragazzina sottoposta a psicoterapia dallo stesso Foti, tra il 2016 e il 2017, con «modalità suggestive, ingenerando in lei la convinzione di essere stata abusata dal padre e dal socio», sono risultati gravemente invalidanti. Secondo questa tesi, che ieri il tribunale ha confermato, l’intento dello psicoterapeuta sarebbe stato doloso, perché avrebbe accettato il rischio di causare danni alla ragazzina con l’obiettivo di lucrare sui bambini allontanati dai servizi sociali.

Senza successo quindi l’apparato di difesa organizzato da Claudio Foti che avevano nominato come consulenti due colleghi di fama, come Luigi Cancrini e Mauro Mariotti. Nella lunga relazione intitolata “Un processo alla psicoterapia” i due psichiatri avevano messo in luce la professionalità di Foti, avevano sostenuto l’assoluta correttezza dei suoi interventi e avevano concluso stabilendo un parallelo tra il procedimento contro Foti e il processo a Galileo: «Il sole è il trauma, la cui centralità – si legge nella relazione – è stata ignorata nella storia della psichiatra e che ha negli ultimi decenni conquistato la posizione fondamentale che era stata misconosciuta per troppo tempo. La terra è la falsa memoria, che i sostenitori del modello iatrogeno, vorrebbero continuare a considerare centrale e con cui si ostinano a spiegare la problematica dissociativa negando la centralità del trauma». Sforzi inutili, almeno in questo primo grado di giudizio.

Va detto che la condanna di Foti, per quanto significativa, è però solo un tassello nel grande caso Bibbiano, l’inchiesta partita nella primavera del 2018 e sfociata un anno dopo, 27 giugno 2019, con arresti e denunce. Vengono coinvolti il sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti (poi sospeso dalle sue funzioni dal prefetto e reintegrato mesi dopo dalla Cassazione) assistenti sociali, medici e psicologi. Le accuse? Frode processuale, depistaggio, abuso d’ufficio, maltrattamenti su minori, falso in atto pubblico, violenza privata, tentata estorsione, peculato d’uso e lesioni gravissime sono i reati formulati a vario titolo dalla procura. I carabinieri di Reggio Emilia, che indagano su mandato della Procura reggiana, mettono in luce presunte irregolarità che avrebbero caratterizzato la gestione di minori in affido. L’ipotesi è che ci sia un’organizzazione gestita dal Servizi sociali della Val d’Enza. Gli esperti avrebbero manipolato le testimonianze di bambini, sottratto i piccoli a famiglie in difficoltà per assegnarli, dietro pagamento, ad amici o conoscenti ritenuti ufficialmente più idonei.

Le accuse sono naturalmente diverse in base al ruolo degli imputati. Ai domiciliari finiscono anche una responsabile dei Servizi sociali della Val d’Enza, una coordinatrice del medesimo servizio, una assistente sociale e due psicoterapeuti della onlus “Hansel e Gretel”, appunto Claudio Foti e la moglie. Il meccanismo, apparentemente semplice, sarebbe stato fondato su diagnosi false, o esagerate relative a patologie psicologiche sviluppate in seguito ad abusi o maltrattamenti – secondo l’accusa – mai verificatisi. Ma quanti sono questi casi? Un numero spropositato, rispetto alla media nazionale (quasi 200 casi tra minori collocati nelle strutture e in affido familiare solo nel 2018) che avrebbe indotto la Procura ad avviare l’inchiesta.

Ma a questo punto cominciano i dubbi che l’inchiesta non ha ancora chiarito. Come mai, tra quelle centinaia di segnalazioni, l’inchiesta si concentra solo su 9 bambini? Tutti gli altri sono corretti? Come mai il Tribunale per i minori di Bologna, l’autorità chiamata a convalidare o annullare l’operato dei Servizi, non viene informato dell’inchiesta in corso? Tanto che, come spiega nelle settimane successive il presidente Giuseppe Spadaro – ora trasferito al Tribunale per i minori di Trento – già prima dell’avvio dell’inchiesta di Reggio Emilia, cinque di quei nove minori sono stati rimandati a casa. Motivo? Le relazioni dei Servizi sociali non erano state considerate convincenti. Tutte le altre, controllate e verificate – sempre secondo quanto dichiara il presidente del Tribunale in un’audizione della Commissione d’inchiesta organizzata dalla Regione Emilia Romagna – non avrebbero presentato irregolarità. Mentre un bambino, i cui genitori non si erano opposti al provvedimento, è stato adottato con sentenza definitiva. In questi ultimi mesi anche gli altri bambini sono tornati dai propri genitori ma, al Tribunale dei minorenni, fanno notare che non si tratta di casi eccezionali. Semplicemente si è concluso il periodo di allontanamento deciso per offrire alla famiglia quei supporti educativi che erano venuti meno. Chi ha ragione? Come mai si sono configurate ipotesi di reato per nove relazioni “infedeli” a fronte di centinaia convalidate dal tribunale?

Nel dispositivo della sentenza che sarà reso noto tra 90 giorni ci sono probabilmente le risposte a questi e a tanti altri interrogativi sollevati dalla vicenda. Il più stringente riguarda i motivi che avrebbero spinto i protagonisti a mettere in piede una macchina così deleteria, con tanti affidi fasulli (se saranno riconosciuti tali). Soltanto di natura economica? È vero che il pagamento delle prestazioni psicoterapeutiche avveniva in assenza di procedura d’appalto. E per questa ragione Foti percepiva 135 euro a seduta invece dei 70-80 abitualmente versati. Ma si può credere che per 50 euro in più un gruppo di professionisti sia disposto a mettere in piedi un “sistema” del genere?

Ne riparleremo. La difesa di Foti ha già annunciato il ricorso in appello. Il caso Bibbiano è tutt’altro che archiviato.