Il presidente della APS Governo del Popolo (costituita a Villafrati in Sicilia nel 2018) Francesco Carbone, che il 23 febbraio voleva arrestare una giudice al Tribunale di Salerno ma lo hanno a sua volta arrestato [Video]

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Il presidente del Governo del Popolo, Francesco Carbone, da anni lotta “contro il sistema corrotto”. Già a dicembre 2019 aveva annunciato nei confronti di un giudice accusato dal presidente di associazione a delinquere finalizzata alla frode processuale e concorso in associazione a delinquere finalizzata a influenze illecite, corruzione in atti giudiziari.

Una vicenda che “nasce da una denuncia per maltrattamenti e abusi nei confronti di una bambina di due anni e maltrattamenti nei confronti della madre da parte del padre della bambina protetto dal corporativismo di più di 40 magistrati, giudici, assistenti sociali e consulenti tecnici, essendo il maltrattatore e abusatore in intima amicizia con l’ex Procuratore Capo di Salerno Corrado Lembo e con onorevoli del PD”.

La madre avvocato per aver denunciato il marito “maltrattante e abusatore” è stata vittima di ritorsioni da parte degli stessi magistrati che avrebbero avviato “illecite procedure penali nei confronti della denunciante, arrivando finanche ad alterare verbali di udienza con falsità”.

La bimba nelle mani del padre violento: la storia dell’avvocato Cerullo e di Francesco Carbone
A giugno del 2020, come raccontammo in un video, Carbone si recò nella Piazza del Quirinale perché chiedere un incontro al Presidente Sergio Mattarella. “Sono guardato a vista dalla Polizia e dalla Digos mentre aspetto di essere convocato dal Quirinale e dalla Direzione Nazionale Antimafia” spiegava il presidente del Governo del Popolo APS.

“Esco dal presidio dalla piazza del Quirinale per aspettare la convocazione e tutti coloro che vengono a salutarmi sulla pubblica via e non al Presidio, vengono tutti identificati dalla DIGOS” aggiunge Carbone – . Dopo aver esposto reati procedibili d’ufficio e preteso dai Pubblici Ufficiali che comunicassero i reati in procura e organi competenti per essere chiamato come persona informata sui fatti, vengo minacciato di arresto qualora rientrassi dentro la piazza del Quirinale ma nessuno denuncia il capo a cui ho riferito notizie di reato di tipo mafioso per omessa denuncia da parte del pubblico ufficiale”.

Nei giorni scorsi Carbone è stato arrestato illegittimamente. È stato negato al suo avvocato il verbale con le motivazioni del sequestro. Non solo. Anche e soprattutto il diritto al rilascio, negando quindi il sacrosanto diritto di difesa e violentando la Carta Costituzionale.

“Signor giudice la dichiaro in arresto”
“Signor giudice, la dichiaro in arresto in base all’articolo 383 del codice di procedura penale per frode processuale“. Queste le parole di Francesco Carbone pronunciate nell’aula 223 del tribunale di Salerno, terza sezione penale. Carbone comunica l’arresto al giudice, il got Cesarina Anzalone. Carbone si dichiara “pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni”, evocando una norma: l’articolo 383, che consente ai privati cittadini di arrestare l’autore di un reato, purché in flagranza.

L’udienza in corso
In aula si stava svolgendo l’udienza del processo a carico dell’avvocato Virginia Cerullo, compagna di Carbone. La professionista è accusata di truffa ai danni di una cliente e altri reati. Lei si difende, sostenendo che il pm Roberto Penna, nel chiedere e ottenere il rinvio a giudizio, avrebbe ignorato prove a suo discarico. Perciò ha denunciato il pubblico ministero il gip e il vpo, collaboratore del pm. Appena aperto il dibattimento, Cerullo e Carbone avrebbero voluto l’arresto del giudice.

“Il giudice, nel momento in cui ha aperto l’udienza, non tenendo conto di tutte le prove consegnate – afferma convinto Carbone -, ha commesso il reato di frode processuale in concorso. E visto che sono in quattro, c’è pure l’associazione a delinquere“.

“Il pubblico ministero dottor Penna, denunciato da noi, non può decidere le sorti di un imputato – insiste Carbone -. Per legge la procedura deve essere trasferita immediatamente alla procura competente, che è Napoli“. Stavolta parla dell’articolo 11 del codice di procedura.

Al militare che tenta di portarlo fuori, l’uomo annuncia: “Se lei non procede all’arresto commette un reato”.

Carbone si rivolge al giudice: “Lei è in arresto e non può parlare, qualsiasi cosa dica può essere usata contro di lei“. E ai carabinieri che tentano di portarlo fuori dall’aula dice: “State toccando un pubblico ufficiale nell’ambito delle sue funzioni“. Alla fine riescono a condurlo all’esterno. Quindi viene arrestato in flagranza.

I telefoni
A Carbone hanno tentato di togliere il telefono con cui stava facendo le riprese (immagini che troverete all’interno della nostra intervista con l’avvocato Cerullo). Ma le forze dell’ordine tentano di sottrarre anche il cellulare dell’avvocato. Dal momento in cui Carbone viene portato fuori dall’aula – come vedrete nel video di Zone d’Ombra Tv – sono presenti solo stralci di audio che raccontano bene il clima all’interno all’interno degli uffici del Nucleo CC del Tribunale di Salerno.

Cerullo è costretta a chiamare prima la Guardia di finanza per “coincompetenza funzionale”. A quel punto la Cerullo chiama anche la Polizia. La difesa non capisce, in pratica, perché si è proceduto al fermo di Carbone per accertamenti.

“L’arresto è illecito” spiega Cerullo. “Arresto premeditato da parte della Digos e dei Carabinieri” aggiunge l’avvocato. “Il giudice ha violato ripetutamente la legge” e “Francesco, nonostante tutto ha conservato la calma”. “Francesco è stato spintonato per al meno 15 volte dai Carabinieri”.