«Quando Caridi decise di presentarsi alle regionali, la cosca entrò in campo per sostenerlo»

È STATA QUASI TUTTA DEDICATA ALL’EX SENATORE LA PARTE DI REQUISITORIA DEL PROCESSO “GOTHA” CURATA IERI IN AULA DAL SOSTITUTO PROCURATORE DELLA DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA DI REGGIO CALABRIA, GIULIA PANTANO

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Articolo…, tratto da… www.ilreggino.it.

«Quando Caridi decise di presentarsi alle regionali, la cosca entrò in campo per sostenerlo». È stata quasi tutta dedicata all’ex senatore Antonio Caridi la parte di requisitoria del processo “Gotha” curata ieri dal sostituto procuratore della Dda di Reggio Calabria Giulia Pantano.

Il pm si è soffermato sulla figura del politico reggino che sarebbe stato sostenuto dalla cosca Raso-Gullace-Albanese della Piana di Gioia Tauro. Caridi era in rapporti con Girolamo Giovinazzo, detto “Jimmy”, coinvolto nell’inchiesta “Alchemia”. Nonostante l’assoluzione in primo grado, il sostituto della Dda ha definito Giovinazzo «un imprenditore mafioso in costanti rapporti con tutti gli altri esponenti delle famiglie». «Era chiaro che Caridi fosse sostenuto dai voti della ‘ndrangheta», ha detto il pm facendo riferimento alle elezioni regionali del 2010 quando l’ex senatore «non solo entra in consiglio regionale, ma ottiene anche l’assessorato alle Attività produttive».

Pantano ha spiegato, inoltre, quelle che definisce «contropartite delle cosche a fronte del voto portato a Caridi. Viene fuori uno spaccato tristissimo perché si capisce che per il tramite del politico Caridi e Giovinazzo si vincevano concorsi pubblici».

Sempre ieri, invece, il pm Stefano Musolino ha ricostruito la vicenda relativa alla pubblicazione del libro comprato dalla Provincia di Reggio Calabria e scritto dal giudice Giuseppe Tuccio, morto alcuni anni fa mentre era imputato del processo “Gotha”. Vicenda che vede coinvolto l’ex presidente della Provincia Giuseppe Raffa, imputato per concorso in corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio. Quell’operazione di acquisto da parte dell’ente sarebbe stata gestito da Paolo Romeo ma è stata bloccata da una dirigente di Palazzo Foti. «In questa città – ha detto il pm – c’è stato un periodo in cui chi più ha potuto, più ha preso. Non è vero che la pubblica amministrazione debba essere per forza corrotta e sciatta. Non è vero che siamo destinati a essere gestiti dai corrotti. Abbiamo anche gente che ha la schiena dritta, sono veramente degli eroi. Dobbiamo ridare dignità a queste persone, a queste donne, che combattono il sistema».