Solo il 20,10% dei giovani siciliani tra i 25 e i 34 anni sono laureati: è il risultato dell’analisi svolta da OpenPolis sulla situazione accademica italiana, che posiziona la Sicilia all’ultimo posto tra le regioni per numero di soggetti laureatisi, agli antipodi con l’Emilia Romagna, capofila tra le regioni con il 34,10% di persone tra gli under 40 che nel 2021 risultano aver ottenuto un titolo di studio terziario

LA META' DEI DIPLOMATI DI MESSINA PROSEGUE GLI STUDI

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Articolo…, tratto da… www.openpolis.it!

Nel contesto europeo, l’Italia è uno dei paesi con il minor tasso di giovani laureati, o di persone che comunque dispongono di un titolo di studio assimilato, di livello terziario. A fronte di una media del 41,2% di giovani europei con un titolo di studio di livello terziario, che comprende percorsi come quello universitario o in istituti tecnici superiori, nel nostro paese la quota si attesta al 28,3%. Si tratta del secondo dato peggiore dopo quello della Romania (23,3%).

Italia penultima in Ue per quota di giovani laureati – Percentuale di giovani 25-34 anni con un titolo di studio terziario (2021)
Incrementare la quota di laureati rappresenta una sfida cruciale per i prossimi anni. In un mondo del lavoro sempre più competitivo aumenta il livello di conoscenza richiesto per essere occupati, e con esso l’importanza del percorso di studi. Maggiori competenze consentono ai singoli individui di aspirare a migliori posizioni lavorative, riducendo il rischio di ricadere nell’esclusione sociale. Una questione ancora più centrale nel contesto post pandemico che stiamo vivendo.

5,1% il tasso di disoccupazione tra chi ha un titolo terziario (laurea e assimilati). Meno della metà rispetto a chi non ha il diploma
Per questo motivo, nel 2021 l’Ue ha innalzato gli obiettivi educativi da raggiungere in questo decennio, anche nell’istruzione terziaria. Inoltre, uno dei punti più qualificanti del Pnrr è proprio l’investimento sul sistema degli Its (su cui nel mese scorso è intervenuta l’approvazione di una legge apposita) per incrementare il numero di giovani che hanno accesso a una formazione di alto livello.

12,9 punti percentuali di distanza tra il tasso di giovani laureati in Italia e la media Ue
Per l’Italia, recuperare il divario con gli altri paesi Ue significa anche fare i conti con i divari interni oggi esistenti in termini di accesso all’istruzione terziaria. Obiettivi Ue sempre più sfidanti sui laureati
Nel febbraio 2021 l’Unione europea ha aggiornato i suoi obiettivi sull’istruzione per questo decennio. Nuovi target che recepiscono un contesto post-pandemico in cui l’innalzamento dei livelli educativi sarà sempre più importante. Tra i target che sono stati aggiornati, anche quelli relativi al completamento dell’istruzione terziaria. Su questo fronte esisteva già un obiettivo specifico, formulato nell’agenda Europa 2020.

40% le persone tra 30 e 34 anni con un’istruzione universitaria entro il 2020
L’Ue – considerando i 27 stati attuali, al netto del Regno Unito – ha raggiunto questa soglia nel 2019, con il 40,3%. Dato successivamente salito al 41,1% nel 2020. Nello stesso anno l’Italia, con il 27,8% di 30-34enni laureati, pur avendo raggiunto il suo obiettivo nazionale (26%), appare molto distante dalla media Ue. Nel febbraio dello scorso anno il target europeo è stato reso ancora più sfidante, estendendo la fascia di età coinvolta e innalzando la soglia da raggiungere.

45% delle persone tra 25 e 34 anni dovrebbe avere un’istruzione terziaria entro il 2030
Per l’Italia, dove come abbiamo visto solo il 28,3% dei 25-34enni ha completato l’istruzione terziaria, la sfida è anche fare i conti con le disparità interne rispetto all’educazione.

I divari territoriali nell’istruzione, anche terziaria
L’Italia presenta forti differenze territoriali in termini di accesso ai percorsi di istruzione, dai primi anni di vita del bambino per proseguire in tutti i livelli successivi. Lungo tutto il percorso di studi, il ritardo del mezzogiorno è spesso un elemento ricorrente. Nelle regioni meridionali è generalmente più bassa l’offerta di posti nido e del tempo pieno, nonché di strutture scolastiche come mense e palestre. Mentre sono più frequenti la dispersione scolastica e i bassi apprendimenti.

16,6% i giovani 18-24 anni che hanno lasciato la scuola prima del tempo nel mezzogiorno, rispetto a una media nazionale pari al 12,7% nel 2021
Nel sud meno ragazzi arrivano al diploma e meno neodiplomati si iscrivono all’università. Non fanno eccezione gli indicatori sull’istruzione terziaria. Nell’Italia meridionale, dove già sono di meno i ragazzi che raggiungono il diploma, meno della metà dei neodiplomati si iscrive all’università. Nel 2019 sono stati il 47,5% del totale sia nel sud continentale che nelle isole. Una quota inferiore rispetto alla media nazionale (51,4%), nonché al dato del nord (53,5%) e del centro Italia (55%). A livello regionale, escluso il Trentino Alto-Adige – il cui dato non tiene conto delle migliaia di giovani iscritti nelle università austriache – agli ultimi posti compaiono Sicilia (46,6%) e Campania (43%).

47,5% dei neodiplomati di sud e isole si sono iscritti all’università nel 2019. Meno della media nazionale (51,4%)
Un dato che approfondendo l’analisi in chiave locale appare ancora più articolato. Tra le province, la quota di neodiplomati che nel 2019 si è iscritta all’università supera il 60% nei territori di Isernia (61%), Teramo (60,9%), Parma (60,8%) e Lecco (60,2%). Mentre non raggiunge il 45%, oltre Bolzano per cui valgono le considerazioni già fatte, in diverse realtà del mezzogiorno e in 3 province dell’arco alpino, ai confini settentrionali del paese. Parliamo di Salerno (41,9%), Napoli (42,4%), Siracusa (42,9%), Catania (43,5%), Verbano-Cusio-Ossola (43,9%), Benevento (44%), Belluno (44,9%) e Sondrio (44,6%).

In una provincia su 3 meno della metà dei neodiplomati si iscrive all’università
Percentuale di neodiplomati che si iscrivono all’università nell’anno di conseguimento del diploma (2019)
Nel mezzogiorno, le province in cui meno del 50% dei neodiplomati si iscrive all’università salgono a oltre una su 2. Nessuna provincia campana e siciliana, in particolare, raggiunge la quota del 50%.

Come conseguenza, anche la quota di giovani laureati è più bassa nell’Italia meridionale. Nel 2021, la percentuale di residenti tra 25 e 34 anni laureati o con altri titoli terziari è stata pari al 24,3% al sud e al 20,6% nelle isole, a fronte di una media nazionale del 28,3%.

In Emilia Romagna il 34,1% dei giovani ha un titolo terziario
Percentuale di giovani 25-34 anni con un titolo di studio terziario (2021)
Ai primi posti l’Emilia Romagna, il Veneto e l’Umbria, dove la quota di laureati supera il 33%. In fondo alla classifica Campania (23,7%), Puglia (23,2%), Calabria (22,9%), Sardegna (22,3%) e Sicilia (20,1%).

I recenti dati del censimento permanente consentono di ricostruire la situazione anche a livello comunale, sebbene per una fascia d’età più ampia (25-49 anni). Emerge come la quota di persone con titolo terziario sia particolarmente elevata in alcuni capoluoghi, come Pavia, Bologna, Milano, Siena e Pisa, realtà dove supera il 45%.

Come varia la quota di laureati nei comuni italiani
Percentuale di residenti tra 25 e 49 con un titolo di studio terziario (2020)
La spaccatura tra nord e sud emerge anche tra le città maggiori. Ai primi posti Bologna (46,79%) e Milano (45,98%), seguite da Firenze, Roma, Torino e Genova, tutte collocate tra il 30 e il 40%. Al di sotto del 30% le maggiori città del mezzogiorno: Bari (28,7%), Palermo (23,73%), Napoli (22,52%) e Catania (22,01%).

Da notare come tra le città della Sicilia, regione che come abbiamo visto è ultima per quota di giovani laureati, la percentuale di residenti 25-49 anni con titolo terziario sia più elevata a Enna (30,84%), Agrigento (28,21%) e Messina (27,27%). Mentre non raggiunge il 20% a Trapani (19,01%).

Cosa prevede il Pnrr per potenziare l’istruzione terziaria
All’interno del Pnrr è la missione 4 a occuparsi di istruzione, università e ricerca, con una serie di investimenti volti a potenziare l’accesso all’istruzione terziaria.

Gli investimenti previsti facilitano l’accesso all’istruzione universitaria, con nuove borse di studio, e le opportunità per i giovani ricercatori, con l’estensione dei dottorati di ricerca.

– Piano nazionale ripresa e resilienza (2021)
Il piano individua 4 tipi di criticità in questo senso: la carenza di formazione professionale avanzata, la debolezza dei percorsi di orientamento e transizione tra scuole superiori e università, il sottodimensionamento dei servizi residenziali per gli studenti universitari e gli ostacoli di natura economica.

12% gli studenti universitari che fruiscono di una borsa di studio in Italia, a fronte di una media Ue del 25% (Pnrr)
All’interno della prima componente della missione 4, il piano interviene sul miglioramento del percorso di studi con la riforma del sistema di orientamento scolastico (riforma 1.4) e con l’investimento 1.6 sulla transizione attiva tra scuola e università (250 milioni di euro).

Inoltre è prevista la riforma della legislazione sugli alloggi per gli studenti (riforma 1.7) e l’incentivo alla loro costruzione attraverso agevolazioni pubbliche (0,96 miliardi di euro stanziati). Oltre alla previsione di borse di studio per l’accesso all’università (500 milioni di euro).

€ 700 l’aumento medio per studente dell’importo delle borse di studio previsto dal piano
Per supplire alla carenza di formazione di livello terziario, il Pnrr prevede la riforma del sistema degli istituti tecnici superiori (Its), avviata con l’approvazione di una legge specifica nel luglio scorso, e il loro sviluppo, cui vengono destinati 1,5 miliardi.

L’investimento sugli istituti tecnologici superiori
Uno degli aspetti su cui interviene il Pnrr è relativo agli Its. Parliamo degli istituti tecnologici superiori, nome con cui sono stati ridefiniti dalla riforma gli istituti tecnici superiori introdotti nell’ordinamento nazionale con la legge 40/2007 (art. 13 comma 2) e il successivo Dpcm del 25 gennaio 2008.

Ispirati da esperienze europee analoghe (le università professionali svizzere, le fachschulen tedesche, le sections de technicien supérieur francesi), il loro ruolo è formare profili tecnici di livello superiore, in stretto legame con il sistema produttivo del territorio. Sono finalizzati a offrire uno sbocco a chi – giovane o adulto – abbia un diploma delle superiori oppure un diploma quadriennale di istruzione e formazione professionale. Può infatti iscriversi anche chi ha un diploma quadriennale, in presenza di un certificato di specializzazione di almeno 800 ore.

Il limite su cui vuole intervenire il piano nazionale è la poca diffusione, conoscibilità e utilizzo di questi istituti, nonostante l’alta occupabilità di chi esce da questo tipo di percorso.

80% dei diplomati Its nel 2020 ha trovato lavoro a un anno dal diploma (Indire)
Per questa ragione l’obiettivo indicato nel Pnrr è potenziarne l’offerta. L’incremento del 100% degli iscritti a percorsi Its (attualmente sono meno di 20mila in Italia) è l’obiettivo stabilito. Per raggiungerlo si interviene su diversi piani. Dall’aumento del numero di istituti tecnologici superiori, in modo da accrescere l’offerta disponibile sul territorio, all’innalzamento degli standard educativi previsti.

– Piano nazionale ripresa e resilienza, p. 181
In particolare prevedendo laboratori con tecnologie 4.0, una maggiore formazione dei docenti e un coordinamento più stretto con gli attori del territorio. Non solo le imprese, ma anche le scuole professionali e le università. Una riforma del sistema educativo che prevede anche l’integrazione tra i percorsi Its e le lauree professionalizzanti.

+100% l’aumento di iscritti ai percorsi Its previsto dal Pnrr
Anche dalla riforma e dal potenziamento di queste istituzioni, come previsto dal Pnrr, passerà un maggiore partecipazione all’istruzione terziaria.

Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Trentino AA, Toscana, Umbria, Veneto, Valle d’Aosta, Totale nazionale.

I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. La fonte dei dati sul livello di istruzione è il censimento permanente di Istat.