Volere volare, la compagnia di Giovanna Manetto, formata da interpreti diversamente abili e non, ha portato al Vittorio Emanuele di Messina la magia del teatro

“OMERO E' STATO ANCHE QUI'” TRATTO DAL LIBRO DI NADIA TERRANOVA LO HANNO MESSO IN SCENA A MESSINA... GLI INTERPRETI NEI GIORNI SCORSI, RENDENDO OMAGGIO AD AURORA DE DOMENICO FIGLIA SFORTUNATA DI QUESTA TERRA

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Volere volare, la compagnia di Giovanna Manetto, formata da interpreti diversamente abili e non, ha portato al Vittorio Emanuele di Messina la magia del teatro.

Il palco è diventato il luogo dove tutto è possibile, tra storie e leggende della nostra Sicilia e tra sogno e immaginazione perché, come ha sottolineato Manetto: “con l’immaginazione possiamo andare ovunque restando fermi. Come voi qui su una poltrona”.

Con “Omero è stato anche qui”, tratto dal libro di Nadia Terranova la compagnia dello Stretto ha reso omaggio ad Aurora De Domenico, figlia sfortunata di questa terra e nel suo ricordo si sono intrecciate le storie tratte dal racconto della scrittrice peloritana: nella prima parte, Mata e Grifone, nella seconda, Ulisse e le Sirene.

Miti dello Stretto, dunque, rivisitati da attori che hanno superato loro stessi e sono stati capaci di raccontare, con tratti esilaranti, il destino di Mata che si trova alle prese con un papà gelosissimo. Da qui il racconto della bella messinese partita da Camaro per abbracciare il suo “moroso” e non demorde, nonostante l’apericena con Grifone che il papà le vieta. Lei invece segue il suo cuore e difende il suo amore, con “like” su Instagram e “reel” ad alto impatto visivo. Alla seconda apertura del sipario appare invece Ulisse e i suoi marinai, tutti alle prese con il canto delle Sirene. Fantastica la trovata registica di far intonare non già le famose “soavi melodie” quanto “la musica di una discoteca vicina”.

Note improntate al rock duro, o come afferma Ulisse: “musica da fari scantari”. Un Ulisse, quindi che deve resistere alla tentazione della baldoria e lo fa cambiando il finale della storia con un esito più che convincente. Con un inganno tenta di catturare le Sirene ma non appena si prodiga nel tentavo il canto delle stesse si trasforma.

Non più seducente ma scanzonato e da qui le reprimende che riportano Ulisse con i piedi per terra, costringendolo ad ascoltare i piccoli dolori della quotidianità: “devi pagare le bollette; porta giù il cane; hai lasciato le impronte sul frigo; stasera viene mia madre a cena”.

Certamente delle “Sirene 2.0” con l’eroe greco che acquista la consapevolezza della pericolosità della seduzione della forma. Protagonista assoluto di questa ottima pièce teatrale è dunque lo Stretto, con la musica e la danza che imperversano dando ritmo alla storia. Ma a rendere reale oltre ogni limite questa fantasia è il desiderio della Compagnia di far vivere il teatro come uno strumento di inclusione e crescita, uno strumento d’amore; come “terapia”, come “formazione”, come “espressione” del corpo e del linguaggio. Tutto ciò con il fine di creare uno stimolo fondamentale all’espressione della creatività personale. Creatività volta all’insegnamento non impositivo; che cerca, invece, di sgretolare i blocchi psicofisici che la società frappone nel percorso di realizzazione delle peculiari personalità individuali. Al termine dello spettacolo il pubblico non vede più i limiti (che infatti in ambito teatrale non esistono) ed impara davvero a Volere Volare, perché ciò che nella realtà può sembrare “diverso” a teatro diventa “speciale”.

Omero è stato anche qui tratto dal romanzo di Nadia Terranova ha visto protagonisti Giovanni Cundrò, Lavinia Crisafulli, Giovanni Miano, Ambra Visicaro, Francesco Foti, Annamaria Cannatelli, Davide Vinci, Donatella Alibrandi, Mariacristina Cosenza, Rosy Accardi, Carmen Accardi, Andrea Coglitore, Alfio Barbagallo, Filippo Ammendolea, Michele Rizzo, Aurora Grasso, Mariarita Andronaco, Roberta Falliti, Alessandro Samiani, Vincenzo Ferrara, Adele Varacalli, Citty Marletta, Nicola Salvo e Brakissa Zaccaro. Applaudita anche la partecipazione straordinaria di Dario Tomasello, Paolo Pizzimento, Silvia Spadaro e Alberto Bucca, così come hanno fatto bella mostra i costumi di Marilena Pantò e Augustina Repici, accompagnati dal trucco di Wilma Salzillo. Impeccabile il “timing” dei direttori di scena Giusy Reale Ruffino e Carla Anastasi. Finale in grande stile del gruppo Volere volare con Giovanna Manetto accompagnata dall’assistente alla regia Federica Giglia.