La lettera di Gianfranco Pistorio (CCSVI), al ministro dell’Interno Matteo Salvini

"SONO QUI' PER PARLARE DELLA MIA MALATTIA, LA SCLEROSI MULTIPLA, NON DI POLITICA"

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Ieri alla Base Navale della Zona Falcata a Messina, dove si è recato il vicepremier leghista, c’era anche ad attenderlo una persona che si spende molto per una giusta causa, lui è Gianfranco Pistorio, che all’ospite ha riferito: “ministro non sono qui per parlare di politica, ma perchè ho la Sclerosi Multipla, e come me milioni di persone in Italia, sono venuto a consegnarle una lettera, in qualità di presidente regionale della CCSVI Sclerosi Multipla, con delle semplici richieste… (Salvini dopo averla letta)… voglio risponderti non come ministro ma come un uomo che ascolta un altro uomo, grazie veramente di avermi messo a conoscenza di questo…”.

Questo che segue, è il testo della missiva: “carissimo vice presidente del Consiglio dei ministri sen. Matteo Salvini, siamo lieti di comunicarLe che in Sicilia la CCSVI Sclerosi Multipla, ha riorganizzato la sua struttura regionale allo scopo di accendere ancor di più i riflettori su tutte le problematiche patite da coloro che purtroppo soffrono di questa terribile patologia… la Sclerosi Mutipla. Pur riscontrando ormai da tempo una presa di coscienza da parte di tutte le istituzioni e maggiore conoscenza sulla gravità della patologia, ancora dobbiamo constatare talune discrasie che pongono seri limiti al vissuto dei nostri associati”.

“Una delle prerogative della patologia è il fatto di incidere in modo irregolare sulla vita di ogni soggetto, e cioè ad esempio quotidianamente si registrano momenti e brevi periodi di miglior deambulazione a periodi e momenti in cui ogni soggetto è impossibilitato a vivere in modo normale la propria esistenza. A fronte di quanto detto, le chiediamo di poter intervenire facendosi promotore di una modifica delle percentuali di invalidità previste per i malati di Sclerosi Multipla. E’ altresì importante far prevedere con Legge dello stato nei contratti collettivi di lavoro, favorevoli trattamenti di flessibilità per consentire le cure e per dare la possibilità di vivere sul posto di lavoro in modo dignitoso e senza discriminazioni che a tutt’oggi sono presenti in tutte le realtà lavorative”.

“Essendo noi una categoria di malati che purtroppo ad oggi non vive di speranze di guarigione ma solo di poter vivere meglio la propria vita, le chiediamo di voler intervenire affinché vengano destinati più fondi possibili alla ricerca. Ad oggi l’unica terapia possibile è l’interferone che non risolve ma rallenta l’evolversi della malattia con effetti collaterali pesantissimi e disastrosi anche dal punto di vista psicologico. Noi chiediamo solamente di poter essere soggetti attivi nella società. Ci affidiamo a Lei ed alla Sua sensibilità, ad maiora ministro”.