Home Cronaca In occasione dello sciopero per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro...

In occasione dello sciopero per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro Fieg-Fnsi, il sindacato ha chiesto, attraverso i Cdr, alle testate giornalistiche, cartacee e online, alle agenzie di stampa e alle emittenti radiotelevisive nazionali di pubblicare sull’edizione di venerdì 27 marzo 2026 o di leggere, sempre venerdì 27, il COMUNICATO SINDACALE (ex articolo 34 del Cnlg) riportato anche di seguito

"OGGI LE GIORNALISTE E I GIORNALISTI TORNANO A SCIOPERARE PER IL RINNOVO DEL CONTRATTO DI LAVORO, SCADUTO DA DIECI ANNI, UNICA CATEGORIA DI LAVORATORI DIPENDENTI IN ITALIA: QUESTA È LA SECONDA GIORNATA DI SCIOPERO DI UN PACCHETTO DI CINQUE, LA TERZA È GIÀ PROCLAMATA PER IL 16 APRILE. AVERE UN CONTRATTO RINNOVATO NON È UN PRIVILEGIO"

76

Testo… tratto, da www.fnsi.it!

In occasione dello sciopero per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro Fieg-Fnsi, il sindacato ha chiesto, attraverso i Cdr, alle testate giornalistiche, cartacee e online, alle agenzie di stampa e alle emittenti radiotelevisive nazionali di pubblicare sull’edizione di venerdì 27 marzo 2026 o di leggere, sempre venerdì 27, il COMUNICATO SINDACALE (ex articolo 34 del Cnlg) riportato anche di seguito.

COMUNICATO SINDACALE
“Oggi le giornaliste e i giornalisti tornano a scioperare per il rinnovo del contratto di lavoro, scaduto da dieci anni, unica categoria di lavoratori dipendenti in Italia: Questa è la seconda giornata di sciopero di un pacchetto di cinque, la terza è già proclamata per il 16 aprile. Avere un contratto rinnovato non è un privilegio”.

“Essere pagati in modo dignitoso, dentro e fuori le redazioni, non è un privilegio. Lavorare senza precarietà permanente non è un privilegio. Fare informazione libera, professionale e indipendente, senza ricatti economici, è un diritto. Garantire condizioni dignitose per chi lavora, per chi entra nella professione e per chi ne esce è un obbligo. Assicurare un futuro all’informazione, bene comune tutelato dalla Costituzione, dall’articolo 21 intimamente connesso all’articolo 36, è un dovere sociale”.

“Gli editori, al contrario, preferiscono scaricare i costi del lavoro sulla collettività. I numeri parlano chiaro: tra il 2024 e il 2026 hanno ricevuto 162 milioni di euro di contributi pubblici per le copie cartacee vendute; nello stesso biennio altri 66 milioni per 1.012 prepensionamenti; tra il 2022 e il 2025 hanno risparmiato circa 154 milioni sull’acquisto della carta, tra il 2024 e il 2026 avranno altri 17,5 milioni per investimenti in tecnologie innovative.
Questi sono privilegi per pochissimi e per di più a carico di tutti gli italiani”.

“Dal 1° aprile 2016, scadenza dell’ultimo contratto, è cambiato tutto: carichi e ritmi di lavoro aumentati a dismisura, prestazioni su multipiattaforma, redazioni quasi fantasma. Le retribuzioni invece sono rimaste ferme, ulteriormente erose dall’inflazione o addirittura ridotte da forfettizzazioni selvagge”.

“Riconoscere la dignità del lavoro è il punto di partenza per un confronto serio. Invece viene descritto come un eccesso. È una narrazione sbagliata e pericolosa, che mina dalle fondamenta il lavoro e la qualità dell’informazione. Senza diritti e tutele, il giornalismo muore. E con esso la democrazia. Questo sciopero non difende privilegi. Difende un principio semplice, un diritto… il nostro lavoro vale”.