Testo…, di Danilo Daquino… pubblicato ieri sulla Pagina Facebook… (https://www.facebook.com/100063580901042/posts/pfbid09VUepDgiuk3XhBZD6n26NJhugeyzvyztqx9LWtfsaAD279b8dz6TQZXkttZgH1Ril/?app=fbl).
È la parola fine per il sistema corrotto che per anni ha gestito i beni sequestrati alla mafia sotto la regia dell’ex giudice Silvana Saguto: Ma a scrivere le prime pagine di questa storia, quando tutti tacevano, è stata Telejato, la piccola grande emittente di Partinico diretta da Pino Maniaci… è grazie alla loro inchiesta, condotta con coraggio e ostinazione, che è stato scoperchiato un sistema di favori, incarichi pilotati e tangenti, ruotante attorno alla sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo… inchiesta poi rilanciata e approfondita anche da Le Iene, ma nata e documentata sul campo proprio da Telejato, tra denunce, pressioni e minacce.
Le condanne definitive…, il cerchio si chiude:
- La Corte d’appello di Caltanissetta, dopo il rinvio della Cassazione, ha rideterminato le pene per gli imputati principali del “Sistema Saguto”, confermando che il giro di corruzione era provato e consolidato. Silvana Saguto – 7 anni e 11 mesi… ex presidente delle Misure di Prevenzione. Avrebbe stretto accordi per favorire amici e familiari, ottenendo incarichi per il marito e persino favori accademici per il figlio;
- Gaetano Cappellano Seminara – 6 anni e 10 mesi – Amministratore giudiziario privilegiato dalla Saguto. La confisca è stata ridotta a 400 mila euro, ma è saltata quella milionaria chiesta dalla Procura;
- Lorenzo Caramma – 6 anni, 1 mese e 2 giorni – Marito della Saguto, coinvolto direttamente nell’amministrazione dei beni confiscati;
- Carmelo Provenzano – 6 anni e 6 mesi – Professore della Kore, mediatore di favori e incarichi. Pena confermata;
- Roberto Santangelo – 4 anni – Commercialista e amministratore giudiziario, pena ridotta;
- Rosolino Nasca – Reato prescritto – Ufficiale della Guardia di Finanza, inizialmente condannato per corruzione, ha beneficiato della prescrizione dopo la derubricazione del reato. Dovrà comunque risarcire 150 mila euro al Consiglio dei Ministri.
Telejato, il coraggio dell’informazione dal basso
Quando i riflettori dei grandi media erano spenti, Telejato era sul campo. Le videocamere di Pino Maniaci hanno documentato nomi, pressioni, conflitti d’interesse e anomalie nella gestione dei beni confiscati, sollevando un caso che inizialmente fu osteggiato e ignorato. Oggi, a distanza di anni, la giustizia conferma ciò che Telejato aveva già messo nero su bianco: esisteva un “cerchio magico” protetto da toghe e potere, che agiva al di sopra della legge.
Il processo si chiude, ma resta aperta una riflessione: senza l’ostinazione di giornalisti come Pino Maniaci e la sua piccola redazione, questa rete di corruzione avrebbe continuato indisturbata. La giustizia è arrivata, ma l’informazione libera e indipendente è stata la prima ad accendere la miccia.


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