“Ho scelto il mio lavoro quando forse non ero cosciente, ero alle scuole elementari: Scrivere mi portava in una dimensione che ho sempre sentito più adatta a me, mi proteggeva, mi faceva sentire orgogliosa ‘FELICE’… e allora scrivevo, prima cose belle, fantastiche che raccontavano di principesse, prati fioriti, farfalle colorate… Papà mi ha insegnato che se lo Vuoi… Tutto è possibile… per lui ero una piccola poetessa”.
“Poi crescendo i colori andavano sempre più sbiadendosi e ci si allontanava da una realtà che non si poteva non raccontare, era una realtà toccata con mano, era la verità, era far conoscere a tutti quello che succedeva al mondo… così scelsi di scrivere non più su quaderni colorati, ma su blocchi di carta bianca che solo io avrei potuto riempire… la nera era quella parte di giornalismo che mi appassionava e mi appassiona ancor oggi di più… raccontare che un debole era stato ucciso ingiustamente o che un delinquente era riuscito a sopravvivere… ma poi ho sempre scritto di tutto nel mio percorso”.
“Si dice che più passano gli anni piu ci si ‘annoia’ del proprio lavoro… per me non è mai stato così, anche se di me forse non tutti hanno apprezzato la spontanea esuberanza e la necessità di dire tutto… ma proprio tutto… quella volontà che ciò che scrivevo sarebbe rimasto inciso su quelle pagine di giornale e oggi su internet per sempre”.
“Ho imparato che la verità fa paura, fa male, ho imparato che non tutti sono disposti ad ascoltarla o a raccontarla… per quanto mi riguarda non c’è stato mai un giorno, un articolo che non abbia scritto con l’anima… non ho mai scritto per denaro, io non scrivo per vivere… io vivo per scrivere”.


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