Testo…, tratto da… www.metroct.it!
‘Ieri sera (venerdì 2 maggio 2025 – Nota di Redazione)’, la trasmissione FarWest su Rai3 ha acceso i riflettori su un tema scottante: il business delle aste giudiziarie e le dinamiche poco trasparenti che lo circondano. Un’inchiesta che ha messo in luce come avvocati, custodi giudiziari e delegati alla vendita possano intascare oltre il 30% del ricavato di ogni procedura esecutiva, arrivando in alcuni casi al 40-50%. Ma la situazione a Catania sembra avere sfumature ancora più inquietanti.
Un caso emblematico
Ma la situazione a Catania sembra avere sfumature ancora più inquietanti: secondo quanto riportato da L’Espresso, un notaio catanese, marito di una giudice che fino al 2015 ha lavorato nel settore delle esecuzioni immobiliari, risulta essere intestatario di ben 26 immobili acquistati all’asta… molti di questi acquisti sono stati effettuati direttamente o tramite prestanome… inoltre, uno degli immobili acquistati dal notaio sarebbe stato precedentemente assegnato alla sua stessa moglie, sollevando gravi interrogativi sulla trasparenza e sull’etica di tali operazioni.
Denunce ignorate
Associazioni come Consitalia e Contribuenti Art. 580 No Profit hanno più volte denunciato simili irregolarità, ma le loro segnalazioni sono state sistematicamente archiviate senza un’adeguata indagine. A Catania, sembra che le denunce finiscano nel dimenticatoio, mentre i protagonisti di queste operazioni continuano indisturbati.
Un sistema marcio
Le indagini hanno rivelato come clan mafiosi, come il gruppo Morabito-Rapisarda, abbiano messo le mani sulle aste giudiziarie, turbando le procedure per favorire determinati acquirenti. In alcuni casi, avvocati e delegati alla vendita sono stati coinvolti in queste pratiche illecite, ricevendo compensi in cambio di favori.
La necessità di un cambiamento
È evidente che il sistema delle aste giudiziarie a Catania necessita di una profonda riforma. È fondamentale garantire trasparenza, equità e legalità in tutte le fasi del processo, dall’assegnazione dell’immobile alla vendita finale. Solo così si potrà restituire fiducia ai cittadini e assicurare che le aste giudiziarie non siano più terreno fertile per abusi e speculazioni.


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