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L’Ordine dei giornalisti Sicilia prende atto con sconcerto dei contenuti di una chiacchierata fra i conduttori di un podcast trasmesso sul web e il figlio del sanguinario boss mafioso, Totò Riina

LA CHIACCHIERATA, CHE NON POSSIAMO CONSIDERARE INTERVISTA SIA PERCHÉ I CONDUTTORI DEL PODCAST NON SONO GIORNALISTI SIA PERCHÉ IL FIGLIO DI RIINA HA POTUTO INCENSARE IL PADRE SENZA CHE NESSUNO DEI PRESENTI RICORDASSE LE CONDANNE DEL PADRE PASSATE IN GIUDICATO E I REATI A ESSE CONNESSI, VENE CONSIDERATA UN'OFFESA ALLE VITTIME DI RIINA, A QUELLE DI MAFIA PIÙ IN GENERALE E A TUTTA LA CATEGORIA DEI GIORNALISTI

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L’Ordine dei giornalisti Sicilia prende atto con sconcerto dei contenuti di una chiacchierata fra i conduttori di un podcast trasmesso sul web e il figlio del sanguinario boss mafioso, Totò Riina.

La chiacchierata, che non possiamo considerare intervista sia perché i conduttori del podcast non sono giornalisti sia perché il figlio di Riina ha potuto incensare il padre senza che nessuno dei presenti ricordasse le condanne del padre passate in giudicato e i reati a esse connessi, vene considerata un’offesa alle vittime di Riina, a quelle di mafia più in generale e a tutta la categoria dei giornalisti. Con particolare riferimento a quei colleghi che quotidianamente svolgono con professionalità questo mestiere, rischiando la propria incolumità e, a seguito dell’uso e dell’abuso dello strumento della querela, anche i propri patrimoni.

L’Ordine dei giornalisti Sicilia invita tutte le autorità interessate a verificare se nel corso del podcast possano essere riscontrate fattispecie di reato e, per proprio conto, si muoverà per verificare il configurarsi del reato di esercizio abusivo della professione.