Testo… tratto dalla Pagina Facebook (https://www.facebook.com/salvosottile), del giornalista Salvo Sottile!
Non sarà il giorno del giudizio e neppure quello in cui si capirà se Andrea Sempio sia colpevole o innocente: l’udienza finale dell’incidente probatorio sul caso Garlasco davanti alla gip di Pavia Daniela Garlaschelli, segna però un punto fondamentale per le indagini.
Un passaggio tecnico ma decisivo perché di fatto si tratta del cardine attorno a cui ruota la nuova indagine dei pm di Pavia e dei carabinieri di Milano sulla morte di Chiara Poggi: in aula, la perita Denise Albani, genetista della polizia Scientifica, illustrerà i risultati del suo lavoro alla giudice e alle parti.
Risultati già noti da settimane con l’indicazione, seppure con necessarie precisazioni sui limiti dei campioni analizzati e l’assenza di repliche, della compatibilità tra le tracce del sulle unghie della vittima e il Dna Y, ossia la linea paterna, del nuovo indagato.
In aula avvocati e consulenti potranno chiedere lumi alla perita sui metodi utilizzati e sulle procedure, ma i risultati scritti nelle quasi 100 pagine di perizia non cambieranno. Cosi come le posizioni di tutte le parti coinvolte, che a loro volta presenteranno consulenze.
Quella della Procura è nota fin dalla riapertura delle indagini a marzo: i risultati degli esami svolti dal genetista Carlo Previderé e che hanno portato a muovere l’accusa di omicidio a Sempio sono identici a quelli della perita. Per questo i magistrati sono convinti di avere ottenuto la conferma piena delle loro ipotesi. Sulla stessa linea Giada Bocellari e Antonio De Rensis, gli avvocati di Alberto Stasi condannato a 16 anni, che per primi, fin dal 2016, hanno attribuito a Sempio quelle tracce.
I difensori dell’indagato, Angela Taccia e Liborio Cataliotti, invece lavorano su due fronti. Contestano i risultati della perizia, sostenendo che la sola indicazione della linea paterna non abbia alcun valore e che i risultati non siano scientificamente validi. E dall’altro lato preparano la battaglia sulla ipotesi che quel Dna, seppure venga attribuito a Sempio, non sia la traccia del killer sulla scena del crimine ma un banale passaggio di materiale genetico da contatto indiretto tra due superfici.
Per questo i consulenti Marina Baldi e Armando Palmegiani, hanno preparato un elenco di una ventina di oggetti che la vittima avrebbe toccato quella mattina e sui quali poteva essersi depositata in precedenza la traccia genetica di Sempio. Si va dal telecomando fino all’asciugamano del bagno.
Alberto Stasi è arrivato a sorpresa in tribunale a Pavia dove si terrà l’udienza dell’incidente probatorio del caso Garlasco che vede indagato Andrea Sempio. Stasi è stato condannato in via definitiva a 16 anni di carcere come unico autore del delitto della fidanzata Chiara Poggi, ma ora la Procura indaga su Sempio per l’omicidio in concorso (con Stasi o ignoti) del 13 agosto 2007.
Oggi viene messo il suggello su un dato probatorio. La perita Albani ha fatto il possibile e lavorato egregiamente, ma il dato non è stato replicato con uguale risultato e questo rende il risultato giuridicamente inutilizzabile, non vale né come indizio né come prova». Lo afferma Liborio Cataliotti, difensore insieme alla collega Angela Taccia, di Andrea Sempio indagato per l’omicidio in concorso di Chiara Poggi.
All’arrivo al Palazzo di Pavia, dove si terrà l’udienza dell’incidente probatorio, il difensore condivide le conclusioni della perizia genetica per cui «non si può dire dove, come e quando sia avvenuto il contatto diretto o indiretto» che spiega la presenza dell’aplotipo Y di Sempio sulle unghie della vittima. La difesa sostiene che si tratti di una traccia «mediata» cioè lasciata da Sempio in casa Poggi toccando un oggetto tempo prima del delitto del 13 agosto 2007.
L’avvocato ricorda la possibilità di «contaminazione» sui margini ungueali e i limiti della biostatistica – utilizzata per decretare la compatibilità del materiale trovato sulle unghie con il Dna di Andrea Sempio – che dispone di «una banca dati locale con numeri molto parziali».
Voleva esserci perché lo riguarda e il Tribunale della Sorveglianza lo ha concesso chiedendo però non di parlare». Lo afferma l’avvocato Antonio De Rensis arrivando in compagnia di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per il delitto della fidanzata Chiara Poggi, all’udienza dell’incidente probatorio della nuova inchiesta.
Ben vengano gli approfondimenti: li abbiamo fatti e i risultati sono questi. Io sono convinto della colpevolezza di Stasi e il nostro ordinamento gli dà una strada che è quella della revisione. Così si rovina la vita delle persone innocenti». Lo afferma Francesco Compagna, difensore della famiglia di Chiara Poggi uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007, prima di entrare in Tribunale a Pavia dove sta per iniziare l’udienza dell’incidente probatorio della nuova indagine che vede indagato Andrea Sempio per l’omicidio in concorso (con Stasi o ignoti) della ventiseienne.
Fonte: Cesare Giuzzi Estratto Corriere!


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