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“Si sono concluse le indagini preliminari sulle violenze commesse da agenti della Penitenziaria ai danni dei detenuti del carcere di Santa Maria Capua Vetere”

QUESTO LO HA SCRITTO OGGI, SULLA SUA PAGINA DI FACEBOOK, IL GIORNALISTA E PROSSIMO CONDUTTORE DE -I FATTI VOSTRI- SU RAI2, SALVO SOTTILE

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“Si sono concluse le indagini preliminari sulle violenze commesse da agenti della Penitenziaria ai danni dei detenuti del carcere di Santa Maria Capua Vetere. I fatti resi arcinoti dai video dei pestaggi circolati in rete, risalgono al 6 aprile 2020, stagione di proteste nei penitenziari italiani. Lo rende noto la stessa Procura sammaritana diretta da Maria Antonietta Troncone, che ha depositato l’avviso di conclusione delle indagini a carico di 120 persone, tra poliziotti della Penitenziaria e funzionari del Dap accusati a vario titolo dei reati di tortura, lesioni, abuso d’autorità, falso in atto pubblico, e cooperazione nell’omicidio colposo di un detenuto algerino”. A scrivere questo oggi sulla sua Pagina di Facebook, è stato il giornalista e prossimo conduttore de -I Fatti Vostri- su Rai2, Salvo Sottile.

Sottile, ha aggiunto:

  • la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere contesta anche l’omicidio colposo a dodici indagati in relazione alla morte del detenuto algerino Lakimi Hamine, deceduto il 4 maggio 2020 dopo essere stato tenuto in isolamento dal giorno delle violenze. Tra gli indagati che rispondono di cooperazione in omicidio colposo figurano l’allora comandante della Polizia Penitenziaria del carcere di Santa Maria Capua Vetere, l’ex provveditore regionale del Dap (tuttora sospeso) e gli agenti che erano nel reparto di isolamento;
  • nella conferenza stampa del 28 giugno scorso, giorno in cui furono eseguite 52 misure cautelari per gli episodi dell’aprile 2020, gli inquirenti spiegarono, in relazione alla morte di Lamine, di aver contestato il delitto di «morte come conseguenza di altro reato» ad alcuni indagati, ma che il Gip Sergio Enea aveva bocciato tale impostazione ritenendo, in base agli elementi raccolti fino a quel momento, che la morte dell’algerino andasse classificata come suicidio; la decisione del Gip è stata però impugnata dalla Procura, che ha quindi aggiunto un’ulteriore grave contestazione al compendio accusatorio già rilevante;
  • per la Procura Hamine sarebbe stato percosso violentemente dopo essere stato prelevato dalla cella e portato in quella di isolamento, quindi qui avrebbe assunto «in rapida successione e senza controllo sanitario un mix di farmaci, tra cui oppiacei, neurolettici e benzodiazepine» che ne avrebbero provocato dopo circa un mese la morte per un arresto cardiocircolatorio conseguente a un edema polmonare acuto.

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