“Sono di Messina”

LA LETTERA DI UNA PERSONA, CHE AMA LA SUA TERRA

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Una persona messinese, che -ama- moltissimo la nostra terra in una lettera ha scritto: “qualche giorno fa, in centro, proprio a ridosso della zona pedonale, parcheggio la macchina sulle strisce blu, entro in un bar lì vicino e chiedo il gratta e sosta”.

Il barista: “di quanto lo vuole signora? E io.. -me ne dia 5 euro… misti- e nella mia mente penso -tipo a calia…- io lo penso e lui lo dice -comu a calia-?”. Sorride e chiarisce che sta scherzando. Mi da i biglietti, li pago e chiedo un caffè. Mentre lo prepara chiedo quanto pago e lui, quasi stranito, -80 centesimi- e intanto riempie un bicchier d’acqua, senza darmi il tempo di chiederla”.

Gli dico: “quasi dimenticavo di essere a Messina. Dove il caffè è strepitoso, l’acqua non devo chiederla ed è pure gratis, non pago 1,40€ (1,10 per il caffè e 30 centesimi per l’acqua) e riesco anche a scambiare due parole col barista che quando saluto uscendo mi dice… -buon giorno signora e buone feste-“.

“Esco e vedo la ruota panoramica. Non so se è bella o brutta, non ho parametri di riferimento. È giorno ed è ferma, ma io la immagino di sera, che gira. Immagino lo stupore e la gioia dei bambini. Ed anche l’emozione di due innamorati che magari, proprio lassù in cima si baceranno e si diranno -ti amo- con lo sguardo verso la Madonnina, quella con la scritta vos et ipsam… e mi piace questa ruota. Mi piace tanto. Quasi dimenticavo di essere a Messina. Che da poco ho scoperto essere la mia città”.

Da quando, lontana da qui per un periodo, mi hanno spesso chiesto: “da dove vieni? Ed io ho sempre risposto… -sono di Messina-. E lo dicevo con orgoglio. La città dello Stretto, quella della birra, quella con l’Universitá antica e prestigiosa, quella del terremoto, quella dei laghi di Ganzirri. Quella della Madonnina, appunto. Una città viva, vivissima altroché! Piena di contraddizioni, tra baracche e menti eccelse, tra cultura e servilismo, tra rivoluzione e reazione”.

“Una città strana la mia. La prima in Italia ad aver avuto il coraggio di eleggere un sindaco di rottura. Che va in giro con la maglietta e i sandali, che magari è istituzionalmente inadeguato, ma indubbiamente onesto. Un sindaco che io per prima non avrei votato, ma che ha mostrato all’Italia il coraggio dei messinesi. Che lo hanno eletto quando altrove facevano prove teoriche di cambiamento ma poi eleggevano coloro che col cambiamento proprio nulla avevano a che spartirci. Avversato da tutto il Consiglio ma uscito indenne da una mozione di sfiducia che in pochissimi con coerenza (e coraggio) hanno votato. Una città che poi elegge con decine di migliaia di voti il rampollo imberbe della famiglia più discussa. E anche qui ci vuole coraggio”.

“Una città coraggiosa la mia. Perché ci vuole coraggio a mostrare le ferite aperte di un terremoto che ogni giorno siede a tavola con noi, ci vuole coraggio per restarci ed investirci e ci vuole coraggio per andarsene. Il coraggio di chi con il dolore e la rabbia ci convive. Ma che non si rassegna. Come chi, con tenacia, insegue un sogno d’amore. Sì, sono di Messina ♥”.