Articolo, tratto in parte da: “www.stampalibera.it”.
A distanza di quasi tre anni dall’apertura del fascicolo penale, la Procura della Repubblica di Messina, rappresentata dal sostituto dottor Antonio Carchietti ha inviato 23 avvisi di conclusione delle indagini preliminari a 23 ex amministratori e dirigenti del Comune. Nell’inchiesta che mira a far luce, sulla veridicità dei bilanci dell’Ente approvati fra il 2014 ed il 2016, compaiono anche l’ex sindaco Renato Accorinti ed il già segretario/direttore generale dottor Antonio Le Donne.
Il magistrato inquirente nel 2017, aveva dato incarico al proprio consulente, il dottor Gaetano Mosella al fine di acquisre ed analizzare tutti i documenti utili alla verifica di eventuali profili di reità anche nei bilanci di Palazzo Zanca estesi dopo il periodo 2009-2011 che hanno già condotto alla condanna dell’allora primo cittadino Giuseppe Buzzanca (ad un anno e cinque mesi) e diversi assessori e amministratori di quell’epoca.
Ciò che ha insospettito i responsabili dell’Ufficio Giudiziario, è il criterio adottato per il rispetto del Patto di stabilità e l’iscrizione dei debiti fuori bilancio, dunque il difetto delle partecipate e le conseguenze negative sui conti del Municipio, in quest’ultimo caso facendo comparire nel documento finanziario conclusivo crediti non esigibili. L’incaricato del giudice, ha analizzato ha analizzato la contabilità relativa ai primi tre anni di Amministrazione accorintiana. A tutti gli indagati, viene contestato il reato di falso in atto pubblico, perpetrato in concorso tra di Essi, ora codice alla mano avranno 20 giorni di tempo per presentare memorie conclusive e chiedere di essere interrogati.
Ecco chi si dovrà difendere: “Renato Accorinti (ex sindaco di Messina), Guido Signorino, Gaetano Cacciola, Eller Vainicher, Nina Santisi, Sergio De Cola, Daniele Ialacqua, Sebastiano Pino, Nino Mantineo, Patrizia Panarello, Filippo Cucinotta, tutti ex assessori della Giunta”.
E poi i dirigenti: “Antonio Cama (nel periodo preso in esame svolgeva il ruolo di ragioniere generale), Salvatore De Francesco, Giovanni Bruno, Vincenzo Schiera, Riccardo Pagano, Maria Canale, Domenico Manna, Antonella Cutroneo e Calogero Ferlisi e gli ex revisori dei conti Dario Zaccone, Federico Basile e Giuseppe Zingales”.
Nel dettaglio, sono questi i reati che si muovono e le presunte responsabilità eventualmente nascenti a carico dei chimati a risponderne: “l’ex sindaco Accorinti, l’assessore al bilancio Guido Signorino e i colleghi di giunta Cacciola, Mantineo, Panarello e Cucinotta, ma anche i dirigenti del comune Cama, De Francesco, Bruno, Schiera, Pagano, Canale, Manna, Cutroneo e i revisori dei conti Zaccone, Basile e Zingales… -in concorso tra loro, con più condotte esecutive di un medesimo disegno criminoso e nelle rispettive qualità e funzioni- avrebbero formato una serie di atti pubblici -ideologicamente falsi-, concorrendo a formare il bilancio del Comune di Messina per l’anno 2014, -attestando falsamente fatti dei quali gli atti predetti (compreso il bilancio comunale) erano destinati a provare la verità- e comunque -determinavano la formazione di un bilancio ideologicamente falso teso a rappresentare un equilibrio di bilancio in realtà insussistente, poiché recante previsioni di entrata per l’anno 2014 chiaramente sovrastimate e stanziamenti insufficienti a fare fronte ai cosiddetti debiti fuori bilancio già censiti-“.
Nell’avvertimento di conclusione delle indagini preliminari, si esaminano le singole posizioni di tutti:
- a Salvatore De Francesco, quale dirigente del Dipartimento delle Politiche culturali ed educative, viene contestata una previsione di entrata -non motivata (e palesemente non fondata)- che riguarda l’accertamento a consuntivo (di appena 15mila euro) e le previsioni di entrate dai proventi delle sponsorizzazioni (di 100 mila euro);
- ad un altro dirigente, in questo caso del Dipartimento delle Politiche Sociali, Giovanni Bruno (andato nel frattempo in pensione) viene contestata una previsione di entrata -non motivata e palesemente non fondata- sulla compartecipazione degli utenti di Casa Serena. In sintesi l’ufficio aveva preventivato di incassare 220mila euro circa dagli ospiti della casa di riposo senza poi tuttavia incassare neanche un euro;
- a Vincenzo Schiera (ex dirigente del Dipartimento Politiche del Territorio, oggi pensionato) – ricordiamo che le mansioni si riferiscono agli anni presi in esame dalla Procura – viene confutata una previsione di entrata di 200mila euro che fa riferimento alla ‘Numerazione civica’ seguita anche in questo caso da nessuna entrata;
- al dirigente Riccardo Pagano (dichiarato in esubero dall’attuale sindaco Cateno De Luca) vengono contestate delle previsioni di entrate di ‘Utili Amam’ per 850mila euro a fronte di incassi pari a zero;
- a Maria Canale, storica dirigente del Dipartimento Politiche della Casa, adesso in pensione, vengono contestate delle previsioni da 300mila euro che si riferiscono al ricavo di alienazioni si stabili comunali da destinare a case popolari, che si sono poi tradotte in appena 100mila euro di accertamento a consuntivo;
- a Domenico Manna, dirigente del dipartimento Cimiteri e verde pubblico, all’epoca dei fatti, e da poco ‘licenziato’ dal sindaco Cateno De Luca, vengono contestate delle previsioni sui proventi di concessioni cimiteriali che si disallineano di molto dall’accertamento a consuntivo, circa 3 milioni in meno;
- ad Antonella Cutroneo, dirigente del Dipartimento edilizia privata, viene obiettata una previsione su un contributo per il rilascio di concessione edilizie;
- ad Antonio Cama, (all’allora responsabile del servizio finanziario) si imputa di aver redatto lo schema di bilancio e di aver attestato -contrariamente al vero, la sussistenza della predetta compatibilità tra risorse e spese nonché la veridicità delle previsioni di entrata formulate dai dirigenti-;
- ai componenti dell’Amministrazione Accorinti, viene attribuita la responsabilità di aver approvato lo schema di bilancio di previsione 2014, -schema recante previsioni di entrata non fondate e comunque non contemplanti somme sufficienti a finanziare i debiti fuori bilancio censiti (pari a 1.774.973,74 euro) nella piena contezza dell’insufficienza delle risorse stanziate-;
- infine ai revisori dei conti, Zaccone, Basile e Zingales, in quanto come membri dell’organo deputato ad effettuare i riscontri di natura tecnica sui documenti di bilancio al fine di supportare il Consiglio Comunale nella propria funzione di indirizzo e controllo, -formalizzavano un parere favorevole all’approviazione del documento contabile nonostante non prevedesse la copertura dei debiti fuori bilancio censiti-.


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