Pescara: sei arresti effettuati da 100 carabinieri dall’alba di stamane, sono stati compiuti in tutta la Regione Abruzzo

NELL’AMBITO DELLE INDAGINI SULLA MORTE DEL 29ENNE ALESSANDRO NERI, SCOMPARSO DA SPOLTORE IL 5 MARZO 2018 E RITROVATO TRE GIORNI DOPO

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Articolo, tratto da: “www.la-notiza.net”.

Pescara – Sei arresti e perquisizioni in tutta la regione da parte di oltre 100 carabinieri, nell’ambito delle indagini scaturite dall’omicidio di Alessandro Neri, il giovane di Spoltore scomparso dalla propria abitazione il 5 marzo 2018 per poi essere trovato cadavere l’8 marzo successivo.

E’ scattata, dalle prime ore dell’alba, una maxi operazione dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Pescara per l’esecuzione di 6 ordinanze di custodia cautelare in carcere e di numerose perquisizioni domiciliari nelle province di Pescara, Chieti e Teramo. I provvedimenti sono stati disposti dal Gip del Tribunale di Pescara su richiesta della Procura. Queste le accuse: spaccio di stupefacenti, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi e danneggiamento con incendio. Sono impegnati circa un centinaio di carabinieri.

Le indagini scaturite dal delitto coinvolgerebbero, secondo quanto riportato da Repubblica, anche uno degli amici più fidati del giovane. Secondo quanto è stato possibile apprendere, quindi, si confermerebbe l’ipotesi di un movente di tipo economico dietro il brutale assassinio del giovane. Forse alla base del delitto ci sono debiti non pagati. Quella dell’estorsione sembrerebbe essere una delle piste privilegiate. Alessandro Neri conosceva il suo assassino, o suoi assassini. La sua è stata una vera e propria esecuzione. La posizione in cui è stato rinvenuto il cadavere del giovane porta inoltre a pensare ad una volontà di sottomissione da parte del suo o dei suoi carnefici. Tutti ricordano Alessandro Neri, trovato cadavere giovedì 8 marzo con due colpi di pistola che gli hanno attraversato il corpo senza lasciargli via di scampo, come un bravo ragazzo. E non si può pensare il contrario. L’istinto di una madre non mente quasi mai. Laura Lamaletto ha più volte parlato di “assassini”, ha parlato di “mandante”.

La modalità con cui è stato ucciso Alessandro, tra l’altro non privandolo del telefonino cellulare, grazie al quale il suo corpo è stato poi trovato, farebbe pensare ad una sorta di avvertimento. Un colpo alla testa, letale, ed uno all’emitorace. Non c’è stato errore, Alessandro era una persona che doveva morire. Un chiarimento finito male, poi la morte del ragazzo. Il ritrovamento del corpo con il cappuccio della felpa abbassato sopra la testa. Il giovane è stato ucciso con due colpi di pistola, secchi, puliti.

Prima si è visto con qualcuno che conosceva e che forse non temeva. Poi c’è il giallo della sua auto, portata in centro a Pescara dopo la sua scomparsa, non si sa da chi. Qualcuno ce l’aveva con lui, e per come si configura il delitto, fin dall’inizio si è pensato ad un movente di tipo economico. Debiti non pagati, soldi dovuti a titolo di credito. Forse Alessandro non era disposto a dare ciò che l’assassino, gli assassini, o i mandanti, gli chiedevano. La modalità con cui è stato compiuto il delitto fa emergere una netta volontà di eliminare questa persona, ma anche una sorta di volontà di far rinvenire il cadavere e di far trovare l’auto della vittima.