I quattro figli di una coppia, tre bambine minori ed il loro fratellino più piccolo fra il 2011 ed il 2015 vissero un vero e proprio inferno, caratterizzato dai maltrattamenti che gli erano inferti da chi avrebbe dovuto accudirli, i genitori egiziani. Il padre e la madre infatti, maltrattavano i figli legandoli alla sedia e frustandoli con un cavo elettrico perchè non leggevano il Corano.
I ragazzini, quando avvennero i fatti, avevano tra i 10 ed i 18 anni, vivevano con la famiglia a Torino. Le frustate, gli venivano date sulle mani e sotto le punte dei piedi, erano poi costretti a frequentare la Scuola araba, a portare il velo a non uscire e ad evitare l’uso dei social network.
Questo scenario di orrori, fù scoperto perchè una delle figlie disse alla maestra: “piuttosto che tornare a casa, mi uccido”.
L’attività investigativa compiuta dalle forze dell’ordine, permise di scoprire che la madre consapevole delle botte che il marito dava alla prole non si era mai opposta. L’accusa rappresentata dal pubblico ministero dottor Dionigi Tibone, aveva chiesto la condanna a 5 anni per il padre 44enne ed a tre anni e sei mesi per la donna 37enne. Gli imputati, difesi dal legale Guido Savio, si sono professati innocenti fino all’ultimo. Nelle more, i ragazzi sono stati dati in affidamento ad una Comunità.
Tibone, ha spiegato in Aula: “nella mia lunga carriera ho affrontato pochi casi così gravi. I genitori non hanno mai chiesto scusa, ne si sono mai fermati a riflettere sui loro errori. Non hanno capito il danno che hanno fatto ai loro figli, oggi psicologicamente distrutti”.
Al termine del giudizio, la Corte, ha condannato i due a tre anni e sei mesi ed a risarcire la progenie con diecimila euro ciascuno.


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